lunedì 23 febbraio 2026

Villa del Pezzolo: oltre la passerella, serve un progetto di dignità

Inutile costruire accessi agevoli se la destinazione resta un cumulo di macerie. Vico Equense non ha bisogno di "ponti verso il nulla", ma di un vero Parco Archeologico

Vico Equense - Il dibattito sulla nuova passerella della Marina di Aequa rischia di trasformarsi nell'ennesima distrazione di massa. Mentre ci si accapiglia su materiali e impatto visivo, la verità nuda e cruda — quella che i cittadini più attenti denunciano da anni — resta immobile sotto i nostri occhi: allo stato attuale, alla Villa romana del Pezzolo non c’è assolutamente nulla da visitare. Non è il valore storico a mancare — quello è immenso e indiscutibile — ma è l'incuria colpevole ad aver reso questo tesoro invisibile, muto e profondamente degradato. Arrivare in maniera agevole a un reperto archeologico di inestimabile valore è un obiettivo nobile, quasi doveroso. Tuttavia, la domanda sorge spontanea: cosa troverà il visitatore alla fine del cammino? Oggi, purtroppo, il percorso porterebbe solo all'amarezza. Troverebbe resti romani sommersi da una vegetazione selvaggia, strutture millenarie che si sgretolano sotto i colpi implacabili del tempo e dell'erosione marina. Un'area che, anziché essere il "fiore all'occhiello" della nostra offerta culturale, appare come un sito fantasma che grida vendetta. C’è poi un elemento che non può passare inosservato: l’improvvisa foga di chi oggi alza la voce contro i progetti di collegamento. Troppo spesso, questi "paladini dell'ultima ora" dimenticano che per decenni la Villa è stata lasciata morire nel silenzio più assoluto. Associazioni, esperti e istituzioni hanno permesso che questo patrimonio svanisse nell'oblio. Se oggi la Villa non è "visitabile" nel senso nobile del termine, è perché per troppi anni si è preferito non vedere, non denunciare, non agire.

 

La passerella non può e non deve essere il fine ultimo, ma solo il primo passo di un piano di recupero molto più ambizioso. Non basta "arrivare" al Pezzolo; bisogna restituirgli un'anima. Per farlo, servono tre azioni immediate. Pulizia e messa in sicurezza: è urgente liberare i resti romani dalla morsa dell'abbandono e dei rovi. Scavo e studio: bisogna riaprire il cantiere della conoscenza, coinvolgendo Università e Soprintendenza per riportare alla luce ciò che il fango e il tempo tengono ancora prigioniero. Allestimento didattico: Il sito deve parlare. Servono pannelli esplicativi, percorsi guidati e l’uso della realtà aumentata per mostrare la magnificenza di quella che fu una delle ville marittime più spettacolari dell'intera costa. Solo trasformando il Pezzolo in un vero parco archeologico potremo dire di aver vinto la battaglia contro il degrado. Altrimenti, continueremo a litigare sterilmente su un pezzo di ferro o di legno — la passerella — mentre la nostra storia, pietra dopo pietra, scivola definitivamente in mare.

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