venerdì 20 febbraio 2026

Vico Equense: oltre la targa, il fallimento dei controlli

A Vico Equense è bastata una mattinata per rimuovere una targa, ma ci vorrà molto più tempo per cancellare la macchia di un dilettantismo che definire imbarazzante è un puro eufemismo. La rimozione della maiolica dedicata a Goethe nella Villetta del Palmizio non rappresenta solo l’epilogo di un grossolano errore materiale; è il simbolo plastico di una catena di comando che, a quanto pare, non legge ciò che firma né controlla ciò che paga con i soldi dei contribuenti. Il manufatto rimosso oggi era un compendio di sciatteria: un nome illustre, quello di Johann Wolfgang von Goethe, letteralmente fatto a pezzi da una spaziatura senza senso ("GANGVON"), virgolette orfane e una formattazione degna di una bozza cestinata. Se l'errore del ceramista può essere considerato un peccato veniale, il fatto che sia sfuggito a chi quel lavoro lo ha commissionato, visionato e infine fatto apporre, configura un atto di vera e propria negligenza amministrativa. Il Sindaco è intervenuto per "correggere il tiro", ma la frettolosa pulizia non risolve il nodo centrale: quello della responsabilità. In una struttura comunale che si rispetti, ogni spesa segue un iter rigoroso: esiste un bozzetto approvato, un impegno di spesa e un ufficio preposto ad attestare la regolarità della fornitura. Chi ha dato il via libera definitivo? Chi ha certificato che quella targa fosse "a regola d’arte" prima che il cemento la sigillasse sotto gli occhi di cittadini e turisti? Ad oggi, il silenzio che giunge dagli uffici e dai palazzi della politica è assordante. Nessun responsabile individuato, nessun "mea culpa". Eppure, quella targa non è apparsa per magia: è costata risorse pubbliche, tempo di operai e ha occupato uno spazio di rilievo nel cuore della città. Gestire il decoro urbano con tale superficialità è un insulto a una comunità che sulla bellezza e sull'accoglienza fonda il proprio prestigio internazionale. Sradicare una maiolica sbagliata è l'operazione più semplice; molto più complesso è sradicare la cultura dell'approssimazione che permette a simili scempi di vedere la luce. La cittadinanza non chiede semplicemente una nuova ceramica corretta, ma esige risposte chiare: quanto è costata complessivamente questa distrazione tra acquisto, posa e rimozione? E soprattutto, chi ne risponderà? 

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