Vico Equense - Non è solo una battaglia di carte bollate o di permessi edilizi. Il caso della passerella del Pezzolo a Vico Equense si trasforma in uno scontro frontale che tocca le corde più sensibili dell’etica e della dignità umana. Al centro della polemica, il duro j'accuse di Francesca Esposito, consigliere comunale d’opposizione, che sceglie di spogliarsi per un attimo della veste istituzionale per parlare come madre di una ragazza con disabilità. L’amministrazione comunale ha presentato il progetto della passerella come un intervento necessario per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Tuttavia, secondo Esposito, si tratterebbe di una "strumentalizzazione inaccettabile". L'accusa è pesante: utilizzare la bandiera dell'inclusione per mascherare o giustificare interventi che favorirebbero interessi di natura privata. "Un’amministrazione che per giustificare gli interessi di un privato vuole farci credere che sta creando accessibilità, cosa totalmente falsa, ha toccato il punto più basso della sua storia", scrive la consigliera in una nota che ha scosso la comunità locale. Il cuore della critica politica risiede in una lacuna amministrativa che dura da anni: l’assenza del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.). Secondo l'opposizione, se la priorità del Comune fosse davvero il diritto alla mobilità dei cittadini più vulnerabili, lo strumento urbanistico sarebbe già realtà da tempo. "Lo attendiamo da 5 anni", sottolinea Esposito, evidenziando il paradosso di un ente che accelera su singoli progetti controversi mentre resta al palo sulla pianificazione generale che garantirebbe dignità a tutti i cittadini, non solo a chi frequenta determinate aree. Il post-sfogo del consigliere riflette la frustrazione di chi vive quotidianamente la sfida della disabilità in un mondo non ancora "a misura". La denuncia di Esposito segna un punto di non ritorno: la richiesta di smetterla di "elemosinare" diritti che dovrebbero essere scontati e la fine della pazienza verso quella che viene definita una politica cinica.

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