sabato 21 febbraio 2026

Vico Equense. Quella fiamma che non può spegnersi nel silenzio dei palazzi

Vico Equense - C’è un’immagine che la politica campana farebbe bene a non archiviare frettolosamente: la scia di fiammelle che, l’11 febbraio scorso, ha solcato le strade di Vico Equense. Non è stata una semplice fiaccolata, ma il battito visibile di una comunità che ha smesso di chiedere "per favore" per iniziare a esigere il diritto più elementare: quello di non morire d’attesa. L’incontro fissato per lunedì 23 febbraio tra il Presidente della Regione e i Sindaci della Penisola Sorrentina non può e non deve essere un semplice tavolo tecnico. È, nei fatti, l’ultima chiamata per la credibilità delle istituzioni. Sul tavolo non ci sono solo planimetrie di futuri ospedali o freddi bilanci da far quadrare; c’è la quotidianità di chi vive tra curve e traffico, dove dieci minuti di ritardo di un’ambulanza possono scavare un solco incolmabile tra la vita e il lutto. La richiesta del Comitato "La Tutela dei Diritti dei Cittadini" è chiara nella sua tragica semplicità: riaprire immediatamente il Pronto Soccorso del "De Luca e Rossano" e garantire presidi certi nelle zone collinari, come Moiano. La narrazione dell’"Ospedale Unico che verrà" non può più essere utilizzata come anestetico per i disservizi del presente. Non si cura un infarto oggi con una promessa edilizia di domani. Il futuro non può essere l’alibi per lo smantellamento del presente. In questa partita, i Sindaci del territorio hanno un compito storico. Non possono limitarsi al ruolo di mediatori o spettatori compiacenti: devono farsi voce amplificata di quel "grido dal basso" che chiede una gestione oculata, capace di reperire medici e risorse laddove finora si è assistito solo a un lento declino.

 

La sanità non è un costo da tagliare, ma il primo investimento sulla dignità di un popolo. Se dal vertice del 23 febbraio usciranno solo altre parole, promesse di monitoraggio o rinvii tecnici, quella fiammella accesa dai cittadini in piazza si trasformerà in un incendio di protesta civile. La Penisola Sorrentina e l’area Stabiese hanno esaurito la pazienza. Sul confine sottile della tempestività dei soccorsi si gioca tutto. E quel tempo, per la politica, è già scaduto.

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