Penisola sorrentina - Il dibattito sull’Ospedale Unico della Penisola Sorrentina si arricchisce di un nuovo, pericoloso capitolo. L’intesa raggiunta tra gli amministratori locali per individuare un sito alternativo a quello di Sant’Agnello rischia di trasformarsi in un “salto nel buio” amministrativo. Se la politica cerca una via d'uscita diplomatica, la tecnostruttura regionale e i vincoli della contabilità pubblica riportano tutti con i piedi per terra: cambiare rotta oggi non significa solo cambiare cantiere, ma quasi certamente rinunciare all’opera. Il problema è di natura tecnica e contabile. Il finanziamento da circa 100 milioni di euro non è legato ai tempi flessibili di un bilancio comunale, né alle scadenze (comunque tassative) del PNRR. Si tratta di fondi ex Articolo 20 (Legge 67/1988) vincolati a un Accordo di Programma (AdP) blindato tra Regione, Ministero della Salute e MEF. Tecnicamente, non esiste l’istituto del "congelamento" dei fondi. Lo spostamento dell’opera è classificato come una variante sostanziale, il che equivale a un nuovo progetto. Questo resetta il cronoprogramma e fa decadere l’Obbligazione Giuridicamente Vincolante (OGV), condizione essenziale per non perdere le somme. In parole povere: se si abbandona Sant’Agnello, i fondi tornano nel calderone ministeriale e la Penisola perde la sua priorità acquisita. C'è poi una questione di responsabilità contabile che pesa come un macigno sulle spalle dei decisori. Ad oggi, sono già stati spesi circa 5 milioni di euro in progettazione e indagini tecniche sul sito di Sant’Agnello.
Rinunciare al progetto senza una motivazione tecnica oggettiva e insuperabile (come un dissesto idrogeologico, già smentito dalle perizie commissariali) esporrebbe i sindaci e i dirigenti alla scure della Corte dei Conti per danno erariale. Inoltre, il recente pronunciamento del TAR Campania ha rimosso gli ostacoli giuridici, definendo il comportamento del Comune di Sant’Agnello in violazione del principio di "leale collaborazione". Senza impedimenti legali, come si giustificherebbe davanti al Ministero l'abbandono di un iter quasi concluso? Se anche si volesse ignorare il rischio finanziario, resta il problema geografico. Quale degli altri cinque comuni della Penisola dispone di un’area urbanisticamente idonea, coerente con i rigidi dettami del PUT (Piano Urbanistico Territoriale) e pronta all'edificazione? Individuare una nuova area, redigere un nuovo Studio di Fattibilità (PFTE) aggiornato al Codice dei Contratti del 2023, ottenere i pareri della Soprintendenza e superare la verifica di assoggettabilità a VIA richiederebbe anni, se non decenni. L'ipotesi di una soluzione alternativa appare, alla luce dei fatti, un'ipotesi peregrina. La sensazione è che, tra rinvii e proposte di "trasloco", si stia scivolando verso un vicolo cieco. Piuttosto che cercare una location che non c'è, sarebbe forse più onesto dichiarare che la Penisola Sorrentina ha deciso di respingere l'idea di un nuovo ospedale, accettando le conseguenze sanitarie che ne derivano per i decenni a venire. Sperare di conservare i 100 milioni cambiando sito "fra alcuni anni" non è strategia: è un’illusione tecnica.

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