Vico Equense - C’erano migliaia di passi, l’11 febbraio scorso, a illuminare le strade di Vico Equense. Passi silenziosi ma pesanti, guidati dal chiarore delle fiaccole per chiedere una cosa sola: rispetto. Non è stata una semplice sfilata di protesta, ma il grido di dignità di una comunità che si rifiuta di accettare che il diritto alla salute venga misurato con il righello dei bilanci o dei chilometri che separano Sorrento da Napoli. La ferita del Pronto Soccorso, serrato dall’ottobre 2020, resta aperta. Il tempo non l'ha rimarginata; l'ha infettata con il veleno dell'incertezza. Per chi vive in Penisola, un’emergenza non è mai "solo" un tragitto in ambulanza: è una scommessa contro il tempo tra curve, ingorghi e imprevisti geografici. Svuotare il "De Luca e Rossano" significa, nei fatti, scommettere sulla pelle dei cittadini. L’incontro a Palazzo Santa Lucia con il neo-presidente Roberto Fico segna un cambio di passo necessario, ma non ancora risolutivo. I sindaci hanno portato sul tavolo regionale non solo i disagi di Vico, ma l’intera visione della sanità costiera. Se l’Ospedale Unico a Sant’Agnello resta la stella polare per il domani, quel "domani" non può diventare l’alibi per ignorare il "presente". La sfida per Fico e per i nostri amministratori è ora titanica: passare dalla retorica delle promesse alla concretezza dei fatti. Riaprire il presidio di emergenza non è un capriccio nostalgico, ma una necessità vitale. A nulla servono le cattedrali nel deserto di domani, se oggi si lasciano morire le sentinelle del territorio. La fiaccolata dell'11 febbraio ha acceso una luce che le istituzioni non possono più ignorare. La politica è chiamata a dimostrare che la salute pubblica non è un lusso per pochi, ma il primo dovere verso tutti. Vico Equense esige risposte certe. E questa volta, quel fiume di fuoco non accetterà di tornare nel buio.

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