mercoledì 25 febbraio 2026

Vico Equense, l’esecutivo sospeso: se il presidio della poltrona prevale sulla delega

Vico Equense - Esiste una figura, nei corridoi dei palazzi comunali, tanto enigmatica quanto discussa: l’assessore senza delega. È l’amministratore che siede in Giunta, partecipa al voto e percepisce l’indennità di funzione, ma i cui uffici di riferimento sono, di fatto, il nulla. Una presenza che solleva un interrogativo d’obbligo: si tratta di una scelta strategica di governo o di un semplice gioco di prestigio per tenere in piedi una coalizione vacillante? A Vico Equense, questo scenario ha raggiunto un picco paradossale. Con la revoca delle deleghe firmata dal sindaco Giuseppe Aiello lo scorso 13 febbraio, la Giunta si è trasformata, in blocco, in una squadra di "senza portafoglio". Tecnicamente l'esecutivo resta in sella, ma i suoi componenti sono stati spogliati di ogni competenza specifica su settori vitali come il Bilancio, Politiche sociali o l’Urbanistica. A questo punto, la domanda sorge spontanea: non sarebbe stato più lineare procedere con un rimpasto immediato? Il rimpasto è l’atto con cui la politica ammette una crisi e prova a risolverla rigenerando la squadra. Scegliere, invece, la strada della revoca delle deleghe sine die significa condannare la città a un limbo amministrativo. Un rimpasto avrebbe garantito alla comunità nuovi referenti operativi; il congelamento attuale, al contrario, mantiene intatti i costi della politica — poiché le indennità restano piene — senza assicurarne i benefici in termini di responsabilità diretta.

 

Perché, dunque, non azzerare tutto e ripartire con nomi e deleghe chiare? Al di là dei profili tecnici, la questione investe direttamente la natura del mandato politico: quale funzione residua per un assessore operante in un simile vuoto di attribuzioni? La permanenza in Giunta di amministratori privi di deleghe operative configura una sorta di "commissariamento silenzioso", in cui la figura dell’assessore decade da responsabile di settore a mero elemento di garanzia numerica. Questo stallo riflette l’esigenza di preservare equilibri di coalizione estremamente fragili, dove le dimissioni verrebbero interpretate non come atto di coerenza, ma come un pericoloso cedimento territoriale. In questo scacchiere, la necessità tattica di presidiare la giunta prevale sulla finalità del servizio: la logica della conservazione del seggio diventa prioritaria rispetto all'effettiva operatività amministrativa, preferendo la titolarità formale di una poltrona alla sua reale funzione di governo.

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