Vico Equense - Le fiaccole dell’11 febbraio sono state bellissime. Una sfilata d’affetto, un fiume di luce, una cartolina di civiltà che ha fatto il giro dei social e ha persino convinto Roberto Fico ad aprire il portone di Palazzo Santa Lucia. Ma ammettiamolo: le fiaccole hanno un difetto imperdonabile. Si spengono. E quando la cera finisce e la piazza si svuota, il rischio è che si spenga anche l’attenzione di chi, a Napoli, ha imparato l’arte di promettere per prendere tempo. La politica campana scommette sulla nostra stanchezza. Scommette sul fatto che, tra un tavolo tecnico e un comunicato stampa sull’Ospedale Unico che verrà (forse, chissà), il "caso Vico" finisca in quel cimitero di buone intenzioni chiamato burocrazia. Allora ecco la provocazione: e se passassimo dalla luce che sfila alla presenza che disturba? Mentre noi riponiamo le candele nei cassetti, a Isernia c’è un sindaco, Piero Castrataro, che da sessanta notti dorme in una tenda davanti al suo ospedale. Non fa sfilate, non aspetta l’anniversario della prossima protesta: abita il dissenso. La sua tenda è un insulto quotidiano al decoro di una politica che taglia i servizi ma salva le apparenze. È un corpo che non se ne va. Vico Equense è pronta a questo salto di qualità? O siamo una comunità capace di indignarsi solo per il tempo di un corteo, per poi tornare a rassegnarci alle code sulla Statale 145 sperando che l'infarto di turno non capiti proprio a noi o a un nostro caro? Montare una tenda davanti al "De Luca e Rossano" non sarebbe un atto di folklore, sarebbe un atto di rottura. Significherebbe piantare un chiodo fisso nella coscienza della Regione. Significherebbe dire: "Volete che ce ne andiamo? Riaprite il Pronto Soccorso. Oggi, non tra dieci anni nei rendering di Sant'Agnello o altrove". La fiaccola ha illuminato il problema, ma la tenda lo presidierebbe. La fiaccola chiede udienza, la tenda esige risultati. Se il "faldone" della sanità vicana sta già prendendo polvere su qualche scrivania regionale, forse è il momento di smettere di camminare e iniziare a restare. Perché la salute non è un evento da celebrare una volta l'anno, ma un presidio da difendere ogni notte. Vico ha avuto il cuore per accendere la piazza; ha lo stomaco per piantare una tenda e non schiodarsi più? La sfida è lanciata. Alle istituzioni, ma soprattutto a noi stessi. Perché il buio torna solo se glielo permettiamo.

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