Memoria, verità e una giustizia che attende risposte. Il tempo non attenua il dolore della scomparsa. La stima di Gianluigi Aponte
di Antonino Siniscalchi
Sorrento - A tre anni dalla tragica scomparsa di Michele Lauro, il suo nome continua a risuonare con forza nella memoria collettiva della Penisola sorrentina e nel mondo dello shipping marittimo. Il tempo non ha attenuato il dolore, ma ha reso ancora più nitido il ricordo di un uomo che ha saputo coniugare mare, lavoro e famiglia con rigore, competenza e profonda umanità. Era il 20 febbraio 2023 quando un drammatico incidente stradale sul Viadotto San Marco, lungo la strada statale 145 “Sorrentina”, tra Gragnano e Castellammare di Stabia, spezzò improvvisamente la sua vita. Michele Lauro, 59 anni, di Piano di Sorrento, stava raggiungendo il posto di lavoro quando rimase vittima di un violento scontro frontale. Un evento che la magistratura ha qualificato come omicidio stradale: Michele non ebbe alcuna responsabilità nell’accaduto e, secondo quanto emerso nel procedimento penale concluso con una condanna, tentò in ogni modo di evitare l’impatto. Una verità giudiziaria che non lenisce il dolore, ma restituisce dignità ai fatti. Resta, tuttavia, l’amarezza per una giustizia che appare incompiuta: il responsabile, pur condannato a due anni e tre mesi, non ha ancora scontato un solo giorno di pena, in qualunque forma. Un dato che alimenta interrogativi e frustrazione in una comunità che chiede rispetto e certezze. A rendere ancora più complesso il quadro, l’assenza di telecamere attive sul viadotto: dispositivi che avrebbero potuto documentare l’accaduto non risultavano funzionanti allora e non lo sono tuttora.
Una richiesta formale di chiarimenti è stata inviata ad ANAS, ma a oggi non è giunta risposta. Capitano di lungo corso, Michele Lauro aveva navigato per alcune delle più importanti compagnie italiane, tra cui SNAV, GNV e NLG, costruendo una reputazione solida fondata su competenza tecnica, capacità decisionale e profonda conoscenza del mare e della meteorologia. Al momento della scomparsa ricopriva ruoli apicali in Laziomar, come direttore generale e responsabile di flotta, incarichi svolti con equilibrio e senso del dovere. Ma Michele era soprattutto un uomo di famiglia. A ricordarlo, con parole essenziali e autentiche, anche Gianluigi Aponte, patron del gruppo MSC: “Michele era un’ottima persona, morale, onesto ed attaccatissimo alla famiglia. Ottimo comandante, ottimo manovratore, con un’eccellente conoscenza della meteorologia”. Un ritratto che restituisce l’essenza dell’uomo prima ancora del professionista. Ha lasciato la moglie Carmela Cilento, anestesista all’ospedale di Sorrento, e i figli Luciana, Giovanna e Giuseppe, ai quali era profondamente legato. Una famiglia stimata e conosciuta, travolta da un dolore improvviso che ha suscitato una partecipazione sincera dell’intera comunità. Numerosi i messaggi di cordoglio giunti dal mondo istituzionale e marittimo; tra questi, anche quello del sindaco di Piano di Sorrento, Salvatore Cappiello, che sottolineò come il vuoto lasciato da Michele appartenesse a tutta la città. Tre anni dopo, quel vuoto resta. Ad attenuare il ricordo di una vita spesa con serietà, passione e rispetto, dentro e fuori dal mare. Michele Lauro continua a “navigare” nei racconti di chi lo ha conosciuto, negli insegnamenti lasciati ai più giovani, nell’amore della sua famiglia e nell’affetto di una terra che non lo ha mai dimenticato. E nella richiesta, ancora aperta, di verità, sicurezza e giustizia.

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