domenica 1 febbraio 2026

Castellammare: la resistenza di Vicinanza contro l’ipocrisia dei partiti

Piero De Luca e Luigi Vicinanza
Castellammare di Stabia - Mentre il Partito Democratico campano decide di "staccare la spina" all'amministrazione di Castellammare di Stabia, il sindaco Luigi Vicinanza sceglie la strada più difficile, ma forse la più onesta: restare al suo posto. Non è una questione di poltrone, ma di dignità istituzionale di fronte a un PD che sembra aver smarrito la bussola politica. È singolare che il segretario regionale del PD ritiri il sostegno proprio quando la magistratura e la commissione d'accesso iniziano a scavare. Se ci sono ombre, queste riguardano spesso logiche di potere che il PD stesso ha contribuito a costruire sul territorio. Scaricare il sindaco oggi sa di mossa pilatesca: un tentativo di "pulirsi la coscienza" sacrificando un uomo che, fino a ieri, era il vessillo del cambiamento. Vicinanza ha dichiarato con forza che le sue dimissioni favorirebbero solo la criminalità, lasciando la città in un pericoloso vuoto di potere. Rimanere per collaborare con lo Stato e la Commissione d'accesso è un atto di coraggio: significa metterci la faccia e dire "io non ho nulla da nascondere". Chi scappa di fronte alle difficoltà, come suggerito da alcuni vertici dem, non fa il bene della città, ma solo calcoli elettorali. Come ricordato dallo stesso sindaco, una politica debole è il miglior alleato dei clan. Il PD regionale, inseguendo logiche di correnti e posizionamenti contro la leadership nazionale, sta offrendo a Castellammare su un piatto d'argento l'ennesimo commissariamento, paralizzando progetti vitali (come il rilancio del litorale). Se il PD ha dubbi sulla tenuta morale della sua coalizione, dovrebbe fare autocritica sui nomi proposti e sulle alleanze strette, invece di usare Vicinanza come capro espiatorio. Il sindaco fa bene a non dimettersi: la democrazia si difende nelle aule consiliari, non con i comunicati.

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