martedì 10 febbraio 2026

Vico Equense. Pino del Pezzolo: cronaca di un abbattimento annunciato

Vico Equense - A Marina d’Equa, il tempo sembra scorrere con due velocità diverse: quella fulminea delle motoseghe, quando c’è da abbattere, e quella geologica della burocrazia, quando c’è da salvare. Al centro del paradosso c’è il Pino del Pezzolo, un sopravvissuto che attende il suo destino sotto il peso dell’ordinanza n. 321 del 10 ottobre 2025. Il documento parla chiaro: c’è un "reale pericolo". La scarpata erode, le radici soffrono, la sicurezza pubblica è a rischio. La soluzione prescritta dal Comune? Mettere in sicurezza l’alberatura ad horas attraverso il consolidamento della scarpata. Eppure, sono passati quattro mesi. Centoventi giorni di silenzio in cui l’erosione, che l’ordinanza definisce "costante", non ha certo smesso di lavorare. Qui nascono i dubbi che ogni cittadino ha il diritto di porre alle istituzioni. Se il pericolo era così imminente da giustificare un’ordinanza contingibile e urgente, come si spiega questo quadrimestre di immobilismo? Perché la proprietà non è stata diffidata con fermezza a intervenire? Il timore, fondato sui precedenti, è che si stia assistendo a un "suicidio assistito" della pianta. Lasciare che la terra scivoli via sotto le radici senza muovere un dito significa condannare il pino a una sentenza di instabilità irreversibile. È una strategia vecchia come il mondo: trasformare l’inerzia in una perizia tecnica che dirà, inevitabilmente, "non c’è più nulla da fare, bisogna tagliare". Ma una via d'uscita esiste ed è scritta nelle pieghe della legge: l’esecuzione in danno. Se il privato non interviene, il Comune ha il potere - e il dovere morale, vista la tutela del paesaggio - di consolidare la scarpata d'ufficio, addebitando poi le spese. Solo allora, con il terreno reso solido, si potrà pretendere una verifica terza e imparziale sulla salute dell'albero. Il "gemello" di questo pino è già diventato legna da ardere tre anni fa. Se anche questo esemplare dovesse cadere sotto i colpi di una motosega giustificata dal tempo perso, non sarà colpa del vento o della pioggia, ma di una precisa scelta amministrativa: quella di non aver voluto salvare ciò che si era ordinato di proteggere.

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