Vico Equense - Nel silenzio della spiaggia del Pezzolo, dove il fragore del mare si mescola all’odore del salmastro, l’ultimo pino marittimo del litorale vicano è diventato il centro di un paradosso tutto italiano. Quella che potrebbe sembrare una disputa botanica è, in realtà, un duello di perizie e visioni opposte che mette a nudo la fragilità del nostro rapporto con il paesaggio e la sicurezza. Il Sindaco Giuseppe Aiello ha trasformato la questione in una battaglia "di civiltà e identità". Per il primo cittadino, quell’albero ha smesso di essere una proprietà privata per diventare un bene comune, un pezzo inamovibile del patrimonio visivo di Vico Equense. La linea del Comune è netta: no alle motoseghe, sì alla ricerca di soluzioni tecniche alternative. "Salvare quella pianta significa salvare la memoria di Marina d'Aequa", filtra dagli uffici comunali, dove i tecnici sono al lavoro per tentare un salvataggio in extremis che eviti l'abbattimento. Ma sul fronte opposto, la lingua parlata è quella del pragmatismo e della responsabilità. I proprietari del terreno impugnano una perizia agronomica che non lascia spazio alla poesia: l’albero è compromesso. Secondo gli esperti, l’inclinazione del fusto e lo stato dell'apparato radicale configurano un "pericolo pubblico" imminente. Per i privati, non è una crociata contro il verde, ma una necessità di autotutela: in caso di crollo, le responsabilità legali ricadrebbero esclusivamente su di loro. Un rischio che, documenti alla mano, non intendono più correre. In questo scontro tra il "romanticismo" istituzionale e la prudenza dei privati, emerge però un dato sorprendente: l’assenza delle sigle ambientaliste. In una terra dove solitamente ogni potatura azzardata scatena sit-in, comunicati al vetriolo e denunce in Procura, sul pino del Pezzolo è calato un silenzio inaspettato. Mentre il Sindaco combatte una battaglia quasi solitaria e i proprietari invocano sicurezza, i grandi paladini dell'ecologismo locale sembrano latitare, lasciando che la contesa si consumi tra carte bollate e post sui social. Al momento, la situazione resta in un pericoloso stallo. Ma mentre la burocrazia cerca un compromesso e la politica una via d’uscita onorevole, il pino resta lì, inclinato sul mare. Una decisione va presa, e in fretta. Il rischio concreto è che a risolvere la questione non sia un accordo, ma le prossime piogge, travolgendo non solo un simbolo del borgo, ma anche le responsabilità di chi, in questo silenzio, è rimasto a guardare.

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