Per una settimana lezioni, laboratori, incontri e spettacoli invadono la città. E con loro i sogni degli aspiranti ballerini
di Alessandra Del Prete - Il Mattino
Vico Equense - La danza non soltanto come disciplina da studiare, ma come linguaggio con cui interrogare guerre, assuefazione e memoria. Dal 31 agosto al 5 settembre «Estarte» torna a Vico Equense con lezioni, laboratori, spettacoli e incontri che porteranno allievi, maestri e compagnie negli spazi della città. A promuovere la tredicesima edizione è l'associazione L'École de Danse Asd, con il patrocinio del Comune. Alla direzione artistica c'è Dino Verga, docente dell'Accademia nazionale di danza di Roma. L'organizzazione è affidata ad Adele Balestrieri, ideatrice del festival, con il coordinamento della figlia Sonia Ferraro. «Non ci siamo mai fermati, nemmeno con il Covid: abbiamo lavorato con gruppi contingentati», ricorda Balestrieri, che guida la sua scuola da 33 anni. La rassegna ha intanto superato i confini regionali: «Sono arrivati giovani dalla Cina, dal Giappone, da Bratislava e da tutta Italia, dalla Sicilia a Milano». Tra i maestri coinvolti negli anni figurano professionisti legati al San Carlo, all'Accademia nazionale di danza e all'Opera House di Tirana. Davanti a loro alcune allieve sono state notate e indirizzate verso le audizioni degli enti lirici.
«Da cento che partono forse uno riesce ad arrivare davvero», dice Balestrieri, descrivendo le selezioni come una successione di scremature alla sbarra, al centro e sulle punte. «Se il fisico non ce l'hai, alla fine non ci arrivi». Un giudizio duro, ammette, che richiama le pressioni denunciate anche in altri sport. Nella sua scuola, precisa, l'approccio è diverso, assicura lei: «Insegno a mangiare in modo equilibrato, non a dimagrire». Le borse di studio per Bratislava, per l'Accademia di Roma e per altre esperienze internazionali vengono assegnate in base al merito. Lo scorso anno ne ha ottenuta una anche una sua allieva, racconta, nonostante il timore di alimentare sospetti di favoritismo. Il festival attraversa classico, contemporaneo, modern e hip hop, spesso con musica dal vivo, e affianca alla formazione un programma aperto alla città. L'1 settembre, in piazza Umberto I, «Fiesta La danza come aggregazione» propone un «numb party» intorno alla domanda «Siamo ancora in grado di sentire? », una riflessione sull'assuefazione al flusso quotidiano di guerre, violenze e diritti negati. Il 3 settembre, a largo dei Tigli, «Sotto(e)vento Memoria inutile, echi di corpi e di guerre» intreccia danza, musica e poesia con i maestri di Estarte, Cornelia Dance Company, ArtGarageDanceCo ed Enrica Palmieri. Le musiche dal vivo sono di Paolo Demitry e Federico Di Maio. La chiusura è il 5 settembre nel chiostro dell'istituto della Trinità e Paradiso. Alle 20.30 Cornelia Dance Company presenta «Variation +», coreografia di Nyko Piscopo sul declino del teatro e sulla necessità di difenderlo come luogo ancora vivo, seguita da un incontro con il pubblico sulle compagnie italiane emerse ed emergenti. Alle 21.30 il gala, dedicato alla memoria della danzatrice e maestra Anna Razzi, restituisce il lavoro realizzato dagli allievi durante lo stage e assegna le borse di studio. Gli appuntamenti conclusivi sono gratuiti: non soltanto una vetrina per chi insegue un futuro nella danza, ma un tentativo di restituire quest'arte alla città.

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