Vico Equense - Il dibattito sulla gestione delle coste e sul diritto di accesso al mare si arricchisce di un nuovo, acceso capitolo dalle colonne de Il Mattino, in un articolo a firma della giornalista Ilenia De Rosa. Al centro della vicenda c'è lo storico stabilimento balneare «Bikini» e le dure dichiarazioni del suo fondatore, l'ottantaquattrenne Riccardo Scarselli, che solleva una questione centrale per la categoria degli imprenditori balneari: «Chi investe dovrebbe controllare». La polemica si inserisce in un clima di forte tensione sul litorale, dove l'area è diventata il fulcro di proteste simboliche e manifestazioni per il "mare libero". Tra blitz pacifici di centinaia di cittadini e provocazioni eclatanti – come quella di una donna che si è interamente spogliata sulla spiaggia in segno di protesta – il caso del Bikini riapre il delicato confronto tra la libera fruizione del bene pubblico e la tutela delle imprese private che operano in concessione. Nell'intervista raccolta da Ilenia De Rosa, l'imprenditore di Vico Equense evidenzia che la questione non è solo normativa, ma legata al rispetto del lavoro e della sicurezza. Dietro a un lido di successo ci sono infatti «decenni di sacrifici», cominciati quando la sua famiglia decise di investire affrontando tutti i rischi d'impresa correlati, ai quali oggi si sommano tasse elevate, costi di gestione e un costante impiego di tempo. Secondo la visione di Scarselli, chi riceve in concessione un'area e investe capitali per renderla un'eccellenza turistica deve avere il diritto di chiedere il biglietto d'ingresso a chiunque varchi la soglia. Permettere un accesso del tutto indiscriminato metterebbe a repentaglio non solo gli investimenti economici, ma anche la sicurezza e il decoro dello stabilimento, esponendo la struttura e i clienti al rischio di furti a causa della totale mancanza di filtri all'ingresso.
L'articolo de Il Mattino solleva una contrapposizione netta. Se da un lato la legge prevede l'obbligo per i concessionari di garantire il libero e gratuito accesso alla battigia per il transito, dall'altro la convivenza tra spazi in concessione e movimenti civici – che rivendicano come «il mare sia di tutti» – resta estremamente tesa. La soluzione, tuttavia, secondo il patron del Bikini non può essere il caos. Scarselli traccia la strada per un modello alternativo che possa tutelare tutti i cittadini: lo Stato e le amministrazioni locali devono essere in grado di garantire ai residenti spiagge libere che siano però organizzate, pulite, sicure e costantemente controllate. Solo offrendo un'alternativa pubblica dignitosa si potrà disinnescare lo scontro sociale, tutelando al contempo il diritto al mare della collettività e il diritto d'impresa di chi ha contribuito a fare la storia del turismo balneare in Costiera.


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