Il prossimo 24 agosto ricorreranno esattamente 34 anni da uno degli eventi rock più iconici della penisola sorrentina.
Vico Equense - Ci sono notti destinate a restare impresse nella memoria collettiva di una comunità e nella storia della musica locale. Per Vico Equense, una di queste è senza dubbio quella vissuta sul finire dell'estate del 1992, quando sul palco del Campo Sportivo di Massaquano salì un giovane rocker di Correggio che stava cambiando per sempre le regole del gioco della musica italiana: Luciano Ligabue. A testimoniare l'eccezionalità di quell'evento restano le pagine d'epoca de Il Mattino, firmate dal giornalista Umberto Celentano, che sotto il titolo a tutta pagina "La grande notte di Ligabue" intervistò l'artista raccogliendone le impressioni a caldo. Le cronache parlavano di uno "strepitoso successo" e di un boato di oltre duemila fan arrivati da ogni angolo della Campania per assistere all'unica, attesissima tappa nella provincia di Napoli del suo travolgente Neverending Tour. Il prossimo 24 agosto ricorreranno esattamente 34 anni da quando quella scommessa divenne realtà. Un traguardo temporale che accende i riflettori non solo su chi stava sul palco, ma anche sul coraggio di chi quel sogno lo costruì da dietro le quinte. L'evento nacque infatti dall'intuizione e dagli immensi sforzi di un gruppo di giovani appassionati locali, guidati da Enzo Iorio, Michele Ferraro e Franco Cardenia. Portare una scommessa rock del genere nel cuore di Massaquano richiese un lavoro immenso di logistica, promozione e coraggio imprenditoriale, in un'epoca in cui i grandi live si concentravano esclusivamente nei palasport o nei grandi stadi delle metropoli. Iorio, Ferraro, Cardenia e gli altri organizzatori trasformarono il campo sportivo cittadino in un'arena vibrante, regalando a Vico Equense un primato culturale rimasto storico.
Nel 1992, Ligabue non era ancora il re di Campovolo, ma un artista viscerale, affamato di palco, che girava l'Italia insieme ai fidi Clan Destino. Aveva alle spalle due album fulminanti (Ligabue del 1990 e Lambrusco coltelli rose & popcorn del 1991) e una manciata di canzoni diventate già inni generazionali. Nell'intervista concessa a Umberto Celentano, emerse tutta l'autenticità di un musicista legato al contatto diretto con la provincia e con la sua gente, lontano dalle logiche distaccate dello star-system. Chi c'era quella sera a Massaquano ricorda un'atmosfera elettrica, un'energia intima ma potentissima. Sotto il cielo estivo della penisola risuonarono i riff di Balliamo sul mondo, la malinconia rock di Piccola stella senza cielo e la carica di Libera nos a malo, in un concerto che la stampa non esitò a definire epico, azzardando il paragone ravvicinato con Bruce Springsteen per l'intensità e il sudore versato sul palco.

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