Vico Equense - C’è un limite oltre il quale la dialettica politica cessa di essere un confronto, seppur aspro, e si trasforma in un maldestro tentativo di bavaglio. Un limite che a Vico Equense è stato ampiamente superato, quando un esponente locale del Partito Democratico ha deciso di salire in cattedra. Il suo obiettivo? Puntare il dito contro di noi, intimandoci come giornalisti l'obbligo di "vergognarci" per aver scritto la nostra idea sulla vicenda delle poste di Arola. L'accusa, tanto grave quanto grottesca, non è che l'ennesimo riflesso condizionato di chi, privo di argomenti concreti e di una reale visione per il territorio, risponde alla cronaca e al diritto di critica con il fango dell'offesa gratuita. Nel gioco della democrazia e della libera informazione esiste una regola aurea: si può non essere d'accordo. Si può non condividere una riga di ciò che scriviamo, si può contestare un editoriale, si può criticare un'analisi o un'inchiesta. Il dissenso non solo è legittimo, ma è la linfa stessa del dibattito pubblico. Ciò che non è accettabile, invece, è l'idea che la non condivisione debba trasformarsi in una condanna morale. Non è accettabile che l'espressione di un punto di vista differente diventi una colpa per la quale "dobbiamo vergognarci". Noi non chiediamo patenti di infallibilità, ma pretendiamo rispetto per il nostro ruolo di osservatori e cronisti. Chi intima il silenzio o la vergogna a mezzo stampa solo perché non gradisce i fatti riportati dimostra di avere una cultura democratica decisamente traballante. Questo attacco scomposto colpisce ancora di più perché conosciamo bene il Partito Democratico di Vico Equense.
Conosciamo i suoi militanti storici, le sue anime costruttive, le tante persone perbene, appassionate e competenti che all'interno di quella comunità politica lavorano ogni giorno per il bene del territorio con rispetto e onestà intellettuale. Amici e interlocutori stimati con i quali il confronto, anche sulle posizioni più distanti, è sempre stato civile e fecondo. Proprio per questo, da quella parte sana del partito ci aspettiamo uno scatto di dignità. Una forza politica matura e democratica dovrebbe avere la forza e la capacità di isolare certe figure. Tollerare che "pseudodirigenti" senza voti ma carichi di livore parlino a nome di un intero collettivo significa rendersi complici del loro fango. Chi ricorre all'insulto gratuito per coprire le proprie debolezze non fa male solo alla stampa, ma distrugge la credibilità dello stesso partito che pretende di rappresentare. Noi, come giornalisti, non abbiamo alcuna intenzione di accettare lezioni di morale da chi usa l’insulto come surrogato del programma politico. Non ci vergogniamo. Se c'è qualcuno che dovrebbe provare vergogna, è proprio chi riduce il dibattito pubblico a una rissa da social network. Vico Equense ha bisogno di una classe dirigente capace di confrontarsi sui dati, sui progetti e sul futuro del territorio. Chi sa solo offendere ha già perso la sua battaglia culturale. Ci auguriamo che il PD locale sappia tracciare una linea di demarcazione netta, isolando chi semina rancore e restituendo dignità alla politica cittadina.

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