L’unico vero contrappeso alla giunta Aiello resta la civica di Maurizio Cinque
Vico Equense - A livello nazionale, il cosiddetto "campo largo" assomiglia sempre più a un cantiere perennemente aperto e mai concluso. Le tensioni quotidiane e le distanze programmatiche invalicabili continuano a paralizzare qualsiasi alternativa di governo credibile. Se a Roma le forze d'opposizione faticano a trovare una sintesi minima, la situazione si riflette in modo amplificato a livello locale, assumendo nei piccoli e medi comuni italiani i contorni di una vera e propria frammentazione atomica. Un esempio emblematico di questo cortocircuito politico è rappresentato proprio da Vico Equense, dove il dibattito si concentra regolarmente sulle geometrie interne e sulla tenuta della coalizione di governo guidata dal sindaco Giuseppe Aiello. Nonostante gli scossoni fisiologici della maggioranza e i periodici riassetti politici, il vero elemento di debolezza del panorama locale non risiede tanto nelle frizioni interne a chi governa, quanto nella sponda opposta: l'assenza totale di un'alternativa strutturata e organizzata da parte delle tradizionali forze progressiste. In questo scenario di generale sbandamento, emerge tuttavia un'unica e netta eccezione. L'onere e l'onore di una reale proposta politica alternativa spetta oggi esclusivamente alla lista civica "Un'Altra Vico è Possibile", guidata dal consigliere Maurizio Cinque. La lista, potendo contare su quattro consiglieri comunali, si attesta come l'unico laboratorio politico locale capace di produrre un'opposizione concreta, programmatica e presente sul territorio, provando a colmare quel vuoto di proposta che altrimenti lascerebbe l'amministrazione senza alcun contrappeso.
Il fallimento strutturale è evidente soprattutto nel Pd, che in consiglio comunale esprime un unico consigliere il quale ha scelto di non aderire al progetto di "Un'Altra Vico è Possibile". Questo isolamento, unito all'inconsistenza del Movimento 5 Stelle, riduce il fronte progressista tradizionale a una presenza puramente nominale. Da un lato pesa il palese disinteresse di alcuni esponenti verso le sorti del dibattito cittadino, dall'altro la responsabilità cade sulla manifesta incapacità politica di altri nel saper strutturare un'opposizione efficace, coordinata e radicata. Il risultato è un'anarchia frammentata, dove i simboli nazionali evaporano di fronte alla mancanza di una cabina di regia e della capacità di fare rete sul territorio. Senza un progetto condiviso, l'opposizione a Vico Equense rischia di rimanere una somma di individualità disorganiche, lasciando di fatto campo libero all'azione della giunta in carica. Il paradosso del campo largo si compie così anche in periferia: l'inconsistenza e l'apatia del Pd e del Movimento 5 Stelle locali finiscono per legittimare e cronicizzare il vuoto politico, trasformando la presenza determinata dei quattro consiglieri di "Un'Altra Vico è Possibile" nell'ultimo baluardo di un dibattito democratico cittadino che altrimenti rischierebbe il definitivo appiattimento.

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