giovedì 27 agosto 2026

Il minestrone del comitato e l'offesa ai giornalisti: perché tutta la stampa locale dovrebbe indignarsi

Vico Equense - C’è un limite oltre il quale il dibattito pubblico smette di essere un confronto, seppur aspro, e diventa una rissa confusionaria. Quel limite è stato ampiamente superato dall'ultimo comunicato del comitato "La tutela dei diritti dei cittadini" di Vico Equense. Un testo che, nel tentativo di difendersi da presunti attacchi, ha finito per mettere in piedi un teatrino di vittimismo e accuse generiche, condensato nella formula tanto magica quanto vigliacca di «una certa stampa». Lanciando strali contro "articoli fallaci" e "macchine del fango", il comitato ha scelto la via più comoda: lanciare il sasso e nascondere la mano. Non ci sono nomi, non ci sono testate, non ci sono firme. C'è solo un nemico invisibile, un fantasma evocato per giustificare una narrazione complottista che non fa bene a nessuno, men che meno ai cittadini che si dichiara di voler rappresentare. Ma la vera gravità di questa operazione non risiede solo nella debolezza argomentativa di chi la propone. Risiede nel metodo. Ed è proprio per questo che tutta la stampa locale ha il dovere morale di indignarsi e fare fronte comune. Quando si usa l'espressione qualunquista «una certa stampa» per lanciare accuse di disonestà intellettuale, si getta un'ombra di sospetto sull'intero panorama informativo del territorio. Si colpisce indistintamente chiunque, ogni giorno, consumi le scarpe e la tastiera per raccontare la cronaca locale, spesso in condizioni difficili e con risorse limitate.

 

È un insulto generalizzato alla dignità professionale di tutti i giornalisti della zona, un tentativo subdolo di delegittimare il ruolo stesso dell'informazione di prossimità. Se una testata scrive il falso, si replica con i dati, si chiede la rettifica o si va in tribunale. Non si organizza un "minestrone" populista in cui si mescolano la sanità, i milioni di Terna, le scuole di Arola e la gestione delle spiagge, solo per fare caciara e distogliere l'attenzione dal nocciolo della questione. La stampa locale non può e non deve rimanere in silenzio di fronte a questo modus operandi. Accettare passivamente l'idea che un comitato – o chiunque altro – possa insultare la categoria protetto dall'anonimato delle formule generiche significa creare un precedente pericoloso. Significa avallare l'idea che il giornalismo territoriale sia solo un punching ball da colpire a piacimento per raccogliere facile consenso. La libertà di critica è sacra, ma richiede coraggio e trasparenza. Chi non ha il coraggio di fare i nomi delle testate con cui dissente, non ha il diritto di processare l'intera categoria. La sanità vicana, così come tutti gli altri temi caldi del territorio, merita un dibattito serio, basato sui fatti e non sui complotti. E merita, soprattutto, difensori che abbiano il rispetto istituzionale di riconoscere il valore di una stampa libera, che ha come unico compito quello di fare domande. Anche quelle scomode. 

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