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sabato 4 aprile 2009

«Highlander» Pomicino di nuovo in lista: candidato PdL alle Europee

Sarebbe meglio chiamarlo «highlander». Paolo Cirino Pomicino, infatti, torna di nuovo in campo, di nuovo nella tenzone elettorale. Sarà candidato nel PdL alle europee nella circoscrizione del Sud Italia. Lo annuncia Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo e segretario della Dca, che ha fatto la proposta di candidare l'ex ministro della Dc negli anni '80 e '90. «Quando gli dissi che il partito lo sacrificava nel nome del rinnovamento, Paolo non battè ciglio, si ritirò e fece la campagna per il Pdl; adesso la faremo tutti per lui», dice Rotondi. Pomicino, 69 anni, è divenuto prima editorialista de «Il Giornale» (ove tuttora compare con lo pseudonimo di Geronimo), poi è tornato al Parlamento Europeo e nell'ultima legislatura è stato capogruppo alla Camera per la DcA. (Corriere del Mezzogiorno)

venerdì 19 dicembre 2008

Pomicino: «Io nell’inchiesta? Con me dovrebbero scusarsi»

«Mi viene riferito che nel comunicato della Procura di Napoli viene ricordato che alcuni anni or sono sono stato inquisito insieme ad Alfredo Romeo su questioni inerenti la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Se così fosse lo sconcerto sarebbe disarmante». Paolo Cirino Pomicino si mostra piccato di fronte alle affermazioni che lo riguardano - relative a un suo ruolo di «interlocutore d’eccezione» di Romeo e alle pressioni in coincidenza con la pubblicazione di un suo prossimo libro - presenti nella inchiesta sugli appalti a Napoli. Pomicino ricorda di essere stato «prosciolto con formula piena dall’accusa mossa dalla Procura di Napoli»: perciò, aggiunge ironicamente, «avrei compreso le sue scuse sull’argomento piuttosto che una anodina citazione di un proprio errore forse al solo scopo di continuare una offesa che dura ormai da 15 anni». L’ex ministro afferma di sentirsi «riconciliato con lo stato di diritto» di fronte alla «terzietà della magistratura giudicante di Napoli» che «per ben 15 volte mi ha assolto dalle accuse infamanti della procura di Napoli».

Mani sulla città con gli «appalti pilotati»

mercoledì 5 novembre 2008

Pomicino: senza partiti ora ci sono i boss

«Una volta le agenzie di collocamento erano i partiti. Adesso la camorra. Colpa della scomparsa della presenza organizzata delle forze politiche sul territorio». Il caso Gionta le intercettazioni rivelano che alcune madri hanno contattato la cognata del boss per caldeggiare l'assunzione dei figli come vedette da impiegare nello spaccio di stupefacenti - suscita una riflessione spiazzante da parte di Paolo Cirino Pomicino. L'ex ministro del Bilancio, risorto a vita politica nell'Udeur e poi nella dc di Gianfranco Rotondi, dopo una condanna definitiva per finanziamento illecito ai partiti, rivendica la italianissima raccomandazione dei tempi che furono, quella che si otteneva nelle anticamere delle segreterie dei partiti. Racconta: «Non posso mai dimenticare quel che accadde quando si iniziò a parlare del voto di scambio, accusa peraltro mai contestatami. Chiamai il procuratore della Repubblica. Se volete vi mando l'elenco delle raccomandazioni che ho fatto, gli dissi. Mi rispose: le faccio anche io». Sostiene: «Altro era la segnalazione delle forze politiche e dei rappresentanti politici, altro è l'imposizione criminale». Entrambe - ammesso che appartengano a realtà diverse - prosperano, peraltro, in un contesto economico dove non funzionano i canali ortodossi per accedere ad un impiego: il collocamento, in passato; le agenzie per l'impiego, più recentemente. Una realtà che chiama anche in causa i tanti meridionali i quali, negli anni, hanno occupato posizioni di rilievo, nella vita politica nazionale. Pomicino è tra questi. Non accetta, però, di stare dietro al banco degli imputati. Dice, anzi: «Nel 1991 il reddito pro capite nel Mezzogiorno era pari al 59,6% del reddito della parte economicamente più dinamica del paese. Oggi siamo al 57,5%, nonostante sia stato attivato ormai da dieci anni un flusso migratorio dal sud verso il nord. All'epoca del governo Ciampi sono stati persi milioni di posti di lavoro e non sono stati mai più recuperati, se non in minima parte. Situazioni come queste aprono varchi ai poteri criminali che possono condizionare istituzioni ed aziende private». (Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno)

Raccomandazione al clan: «Assumete mio figlio come palo degli spacciatori»

mercoledì 15 ottobre 2008

Gratis …

Pomicino consulente del ministro Gianfranco Rotondi. Il ministro conferma la notizia pubblicata ieri mattina. «Il Corriere mi chiede perché ho Pomicino come consulente? Che domande? Perché è un genio e lo sa anche il Corriere della Sera. In più, è un genio gratuito perché non intendo pagare i consulenti e, quindi, i miei lo fanno gratuitamente».

Vendita …
Ho letto che sarà venduta all’asta la statua di Bettino Craxi situata nell’omonima piazza ad Aulla (Massa-Carrara). La notizia, anticipata oggi dal Tirreno, è stata confermata dal sindaco di Aulla Roberto Simoncini (Udc) che guida una lista civica. ”Quella statua - ha dichiarato Simoncini - è tutta in marmo di Carrara, quindi ha un valore economico non indifferente. La si può mettere all’asta, tanto più che la figura di Bettino Craxi è stata rivalutata e anch’io credo che sia stato uno statista cui rendere omaggio”.

Bersani attacca «Se non lo fermavano Tremonti cartolarizzava anche la nonna»

giovedì 25 settembre 2008

(Auto) critica

Sul versante autocritica di Isaia Sales, invece, oggi tocca a Paolo Cirino Pomicino. Pomicino, dunque, che trova incredibile il ragionamento di Sales, il quale — dice — prima scarica le colpe sugli alleati e poi tira in ballo una sorta di poeticità di Bassolino, come se il governatore ed ex-sindaco fosse (stato) semplicemente incapace di realizzare le sue ispirazioni e politiche, laddove il punto vero — a suo avviso — è che Bassolino non ha mai avuto nulla in testa se non “l’idea peronista che i partiti avevano fatto il proprio tempo e che la presunta diversità morale era la differenza che lo legittimava a governare”.

Vico Equense - Sul versante critica locale nuova esternazione del consigliere Cardone dalle pagine di Metropolis: “In questo paese non ci sono più regole, non c’è più un confronto democratico”. Accusa la maggioranza di non aver partecipato al dibattito sulla casa di riposo, “è una situazione deprimente – dice l’esponente dell’opposizione -. Svolgere il ruolo di consigliere comunale in questo clima, è davvero molto difficile. E colgo l’occasione per lanciare un appello alle altre forze politiche. E’ necessario ritornare ad un clima sereno e tranquillo”.

mercoledì 30 luglio 2008

Perché in Campania vince l'inconcludenza? Mancano i partiti

Caro direttore, nel suo editoriale lei metteva a confronto la democrazia concludente (il governo Berlusconi) e quella inconcludente (Bassolino-Iervolino). Distinzione semplice, comprensibile e giusta in particolare per il termine concludente. Ancor oggi infatti nessuno riesce a capire il motivo per il quale le due nuove discariche, quella di Sant'Arcangelo Trimonte e quella di Savignano Irpino, non siano state aperte né da Bassolino, né dai commissari governativi di Berlusconi (2004-2006) e di Prodi (2006-2008). Perché, poi, alla fine di questo si tratta. Le tonnellate di immondizia accumulate nelle strade, infatti, sono state rimosse solo grazie a queste due nuove discariche e all'incremento «delle esportazioni ». Ci volevano il governo nazionale, i militari, Bertolaso e tutto il can-can di questi mesi per fare cose di una ovvietà sconcertante? Sappiamo bene che togliere l'immondizia dalle strade non significa aver risolto il problema dei rifiuti ma era davvero così difficile evitare quel disastro ambientale che ha sfregiato l'immagine di Napoli e dell'intera Italia? Non vogliamo banalizzare il tutto, naturalmente, ma a fronte della incapacità della Regione e del Comune c'è la capacità di molti sindaci di colore politico diverso, da Vincenzo De Luca a Salerno a Gennaro Cinque e a Franco Iannuzzi a Vico Equense e a Monte di Procida e così in tantissimi altri comuni. Insomma c'è chi sa fare e chi non sa fare. E chi non sa fare dovrebbe avere quel senso dello Stato che porta i responsabili politici di qualità alle dimissioni. Bassolino e la Iervolino non lo hanno fatto e nessuno è in condizione di costringerli. E qui veniamo al punto dolente che è l'altro termine giornalisticamente efficace usato da lei, quello della democrazia. Per togliere l'immondizia dalle strade di Napoli il governo Berlusconi non ha fatto né dibattiti né votazioni, ha solo deciso come si conviene a tutti i livelli di governo, nazionali o locali che siano. Tutto questo per dire che paghiamo la mancanza di partiti democratici. Di qua e di là. Se i partiti, quelli democratici in cui ci si confronta e si discute, ci fossero per davvero avrebbero loro obbligato Iervolino e Bassolino a dimettersi. Invece la loro ormai quindicennale assenza ha impedito e impedisce di selezionare classe dirigente. Nella Germania federale i democristiani hanno perso Helmut Khol eppure hanno continuato a vincere così come i gollisti francesi, i socialisti spagnoli, i laburisti inglesi e potremmo fare mille altri esempi per testimoniare che una leadership senza gruppi dirigenti è inevitabilmente destinata a tramontare e con essa la rispettiva forza politica. Lei può immaginare, tanto per parlarci chiaro, una Forza Italia senza Berlusconi? Mi sembra proprio di no. La sinistra, e con essa quasi tutti i gruppi politici, hanno copiato questo modellino di un leader senza gruppi dirigenti senza avere, però, né il carisma né gli strumenti che ha Berlusconi. La conclusione è drammatica. Se non si ha la fortuna di avere un sindaco o un presidente di regione illuminato e capace, si rischia di tenersi per anni un inetto alla guida di una comunità locale o regionale. Lei ha introdotto con il suo editoriale una riflessione giusta, quello della «concludenza» dei livelli di governo. Continui in questo filone di approfondimento e vedrà che alla fine del percorso si troverà dinanzi ad un bivio, o accusare il famoso destino cinico e baro o invocare il ritorno dei partiti democratici. Quei partiti che, parafrasando un vecchio aforisma, sono gli strumenti peggiori della politica ma, guarda caso, nessuno ne ha inventati di migliori. (Paolo Cirino Pomicino da il Corriere del Mezzogiorno)

martedì 24 giugno 2008

Pomicino alla ricerca del partito perduto

Cercano gli scomparsi partiti e la perduta politica. E non hanno affatto la sensazione che si tratti di «tempo perduto». Sono tutti gli uomini di buona volontà (e di esperienza largamente Dc), che ieri sera Paolo Cirino Pomicino ha riconvocato in un albergo napoletano per cercare di uscire dalle secche di questa seconda o terza Repubblica. «Senza partiti, senza una cultura politica - ha introdotto l´anfitrione - restano solo i cesarismi. Noi vogliamo tornare a discutere, confrontare e selezionare darwinianamente le idee, per preparare una classe dirigente. E se una opzione di fondo c´è, è di ricomporre fra loro culture compatibili». Sembra soprattutto un inno al vecchio pentapartito. D´altronde i presenti propongono una trasversalità che va attualmente da Forza Italia (Alfredo Vito e Giuseppe Gargani) al Pd (Piero Squeglia), passando per l´Udc di Erminia Mazzoni. Eppure sono tutti ex Dc, e la cosa viene fuori. Paolo Del Mese (già Udeur, poi con la Dc di Roberto Pizza) invoca «i valori del cattolicesimo democratico». Squeglia parla di «esperienze maturate in un partito dove si faceva politica» e si chiede costernato come mai alla fine lui si ritrovi al fianco di Veltroni e Bassolino piuttosto che di Gargani. Quest´ultimo definisce tutti «noi che siamo figli di De Gasperi e Moro». Cercano la politica, la partecipazione, contro lobbies e cooptazioni, anche la Mazzoni e Vito, invocando come primo obiettivo obiettivo la riforma della legge elettorale, che Vito ritiene ai limiti della costituzionalità, e con la quale comunque entrambi erano stati eletti nella precedente tornata del 2006. Naturalmente il collante più immediato per tutti è la cacciata di Bassolino dalla Regione. Un obiettivo che è implicito nell´approccio di Pomicino, quando l´ex ministro invoca «una classe dirigente nella realtà territoriale» e batte sul tasto del confronto al fine di produrre proposte. Pensa a programmi precisi di governo Pomicino. Gargani gli cuce addosso un contesto tattico preciso: se persino Vito reclama che Forza Italia sia un partito «senza democrazia interna, dove i dirigenti vengono scelti per volontà divina», l´attuale presidente della commissione Giustizia a Bruxelles ha buon gioco a lasciare a Berlusconi l´onere del governo nazionale, legittimato dal voto, e a reclamare una «risposta politica» che può «ripartire nelle Regioni, a partire dalla Campania dove possiamo mettere assieme forze omogenee e alternative alla tragedia di un governo regionale di fatto commissariato da Berlusconi». Una chiamata a raccolta, sulla base di un «sentire comune» che ovviamente non appartiene all´usurpatore Bassolino. Uno che, parola di Gargani, «non ha il decoro che avevamo noi, non sente il bisogno di andarsene, è incredibile la sua faccia di bronzo, sono davvero allibito». (R. F. da la Repubblica Napoli)

Governare il cambiamento e non cedere ai "barbari"
Napolionline - la citta vista da dentro - martedì 24 giugno 2008

venerdì 30 maggio 2008

“Il divo e noi”

“Il divo e noi” è il titolo della puntata di Annozero in onda questa sera, su Raidue alle 21.05. Dopo la premiazione a Cannes, Il divo, il film di Paolo Sorrentino che racconta la storia di Giulio Andreotti, è uscito nelle sale italiane, provocando entusiasmi, ma anche polemiche e distinguo.“E’ un collage di luoghi comuni e maldicenze”: questo è il duro giudizio di Paolo Cirino Pomicino. Del resto la figura di Andreotti non è stata ancora metabolizzata dal Paese. L’Italia è passata alla “seconda Repubblica” senza riflettere su ciò che il divo Giulio, sette volte presidente del Consiglio, ha rappresentato negli anni della strategia della tensione, della stagione della P2, dei rapporti mafia-politica… Questa rimozione continua ancora oggi a pesare sulla politica? Ne discuteranno in studio Paolo Cirino Pomicino, Claudio Martelli, il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, il regista del film “Il divo” Paolo Sorrentino, Anna Bonaiuto, attrice, lo scrittore Carlo Lucarelli, Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio, l’eroe borghese liquidatore della banca di Sindona), la giornalista Natalia Aspesi e Marco Travaglio.

Pomicino: «Il vero Divo di oggi? Berlusconi»

lunedì 19 maggio 2008

La surreale giornata ecologica tra la mondezza

Eppure chi non vive la torbida atmosfera di quella città ha difficoltà a comprendere sino in fondo la portata del disastro napoletano. Non siamo dinanzi al tramonto di una delle più belle città d'Italia. Siamo davanti al suo crollo civile e morale. Una Napoli peggio di Beirut e di Kabul. Il degrado delle tonnellate di rifiuti accumulati nelle strade, i raid di bande di giovinastri che rovesciano i cassonetti con tutto il loro maleodorante contenuto, i focolai di violenza, il dilagare della camorra: una città senza più regole e senza più governo alcuno. È qui che risiede il cuore del problema di Napoli. La crisi dei rifiuti è certamente drammatica e gravida di pericoli per la salute alla vigilia dell'estate dopo il sostanziale ennesimo fallimento dell'ultimo commissario di governo, il prefetto . Gianni De Gennaro, ma la crisi della classe dirigente è ancora più grande. Napoli da troppo tempo non ha più ima classe dirigente capace di trovare soluzioni ai problemi, a cominciare da quello dei rifiuti e in grado di farsi riconoscere dalla popolazione come un interlocutore affidabile . A Napoli è fuggita da tempo l'intera politica e con essa la speranza dando così spazio alla violenza e al ribellismo. Nella sua storia Napoli ha affrontato emergenze di ogni tipo. Dal colera di fine Ottocento a quello, grazie a Dio più modesto, del 1973, dai bombardamenti del '43-44 al terremoto del 1980, dalla crisi idrica al cancro della camorra per finire a quello del brigatismo rosso. In ogni emergenza, però, c'è stata sempre una classe dirigente di governo e di opposizione che ha saputo contenere i guasti superando le crisi più acute ed evitando lo sfarinamento sociale e civile della città. Si poteva, e naturalmente si può, non condividere le scelte effettuate nel lontano passato. Ciò che nessuno può dire, però, è che in quegli anni Napoli non fosse governata. Oggi, invece, la città è smarrita, non riconosce più un solo volto a cui affidare le proprie speranze, vive alla giornata scossa e violentata dai rifiuti e dai soprusi di ogni genere, dalla insicurezza e dalla paura che gli hanno fatto perdere finanche quella tolleranza e quella generosità cantate da mille melodie conosciute in tutto il mondo. Napoli ha ultimamente eletto 32 deputati e 16 senatori. Non ce ne vogliano le singole persone ma il loro complessivo silenzio è assordante. Esso testimonia più di ogni altra cosa l'agonia di una città stretta tra le stridule proteste di un sindaco drammaticamente inadeguato come la Iervolino e un Bassolino che dopo aver distrutto la città, l'autorevolezza della Regione e l'intera classe dirigente del suo partito resta immarcescibile al suo posto di potere come un vecchio mandarino sepolto dal tempo e dai suoi fallimenti e dedito, come documentiamo oggi, a far ripulire solo la strada davanti casa sua e quella davanti al Palazzo della Regione. Anche questo è il segno inquietante di una lunga, dolorosa agonia della città, la scomparsa cioè di qualsiasi sensibilità politica che in altre stagioni avrebbe già visto le dimissioni del sindaco e del presidente della Regione. Mercoledì prossimo Berlusconi e il suo governo si riuniranno a Napoli. La speranza è che facciano tesoro delle idee di alcuni intellettuali e delle fallimentari esperienze di tutti i commissari trovando così la soluzione per smaltire le tonnellate di rifiuti. Ciò che noti troveranno, però, è una classe dirigente nelle cui mani mettere il governo della città e della Regione. E questo non è il compito di un governo ma dell'intera politica nazionale, della maggioranza come dell'opposizione. (Geronimo da il Giornale)

Mazzarella: "Linea dura con chi crea i disordini"
Napolionline - la citta vista da dentro - lunedì 19 maggio 2008



giovedì 20 dicembre 2007

Pomicino torna …

La lunga attesa tra Milano e Pavia, poi ad aprile l’intervento di trapianto di cuore, infine i mesi della convalescenza: è durata un anno e mezzo la lontananza di Paolo Cirino Pomicino dall’attività politica. Lontananza che finisce oggi, con una conferenza stampa che Pomicino - presidente del gruppo Democrazia Cristiana-Partito Socialista della Camera - terrà all’hotel Excelsior alle 16, prima di incontrare gli amici e sostenitori napoletani. Pomicino è uno dei 24 parlamentari italiani che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva: è stato condannato ad un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e ha patteggiato una pena di due mesi per corruzione per fondi neri Eni.

lunedì 22 ottobre 2007

I Pomiciniani

Vico Equense è una città che politicamente cerca ancora una propria identità, e per non fallire si affida alla tradizione democristiana. Il Sindaco Cinque rimette mano alla Giunta con una “new entry”. Infatti su richiesta del commissario politico della DC per le Autonomie dott. Giuseppe Scaramellino, (da non confondere con la Nuova Democrazia Cristiana) ritorna sulla scena amministrativa della città il dott. Lello Esposito, e con lui la DC Pomiciniana, una volta contrapposta alla DC Dorotea Gavianea e Derosiana. La DC per le autonomie punta a rappresentare una "terza identità", un ritorno alle ideologie del passato ritenute ancora valide. Alle scorse elezioni vota Paolo Cirino Pomicino, che diventa Deputato e punto di riferimento in Campania, pur avendo due condanne definitive: un anno e otto mesi per una tangente Enimont, e due mesi, patteggiati, per corruzione nel processo per i fondi neri dell´Eni. Secondo le nostre regole, se un parlamentare è stato condannato per un reato, può serenamente esercitare. Armando De Rosa adesso è consigliere comunale d’opposizione, all’epoca della Dc trionfante era un potentissimo assessore alla Regione di cui sarebbe diventato il presidente se non fosse stato bloccato dalla Magistratura. Gavianeo ve lo ricordate: «Arma’, ma chiste so’ pampuglie! Trucioli!». Storia vecchia, alle scorse amministrative si è candidato a Sindaco con tre liste civiche ricevendo un discreto numero di voti. Ammetto che, ingenuamente, ci avevo creduto davvero, che la DC fosse finita, ma a pensarci bene …