La protesta di nuotatori, sub, canoisti, sportivi e associazioni: "C'è un diportismo selvaggio, le nostre acque sono spesso attraversate da un'orda senza regole, per noi è diventato quasi impossibile..."
di Pasquale Raicaldo - La Repubblica Napoli
A Ferragosto, nel golfo di Napoli, vivere il mare può significare lottare per la sopravvivenza. Non è un'iperbole, per chi si muove senza un motore: nuotatori provetti, subacquei, canoisti amatoriali, appassionati di sup imparano a scegliere gli orari, evitando le rotte dei pirati del mare, rinunciando alle uscite nei momenti di maggiore traffico di un diportismo sregolato e invadente. Tutti, indistintamente, sussurrano la stessa frase: «Si rischia la tragedia, tutti i giorni». «Ieri per una manciata di centimetri uno dei miei collaboratori non è stato investito», racconta Pietro Sorvino, responsabile di Ans Diving Ischia. «Un gommone a noleggio è passato in retromarcia a pochissima distanza da un gruppo di turisti durante un'immersione». È in spazi così ridotti che, nei giorni più congestionati dell'estate, si misura la sicurezza di chi il golfo vorrebbe viverlo in tranquillità, non come una sorta di "Squid Game". Il quadro era già emerso nell'inchiesta pubblicata da Repubblica attraverso i numeri della Guardia costiera - che in questi giorni ha previsto un'imponente task force di controllo - e le testimonianze dei comandanti delle navi di linea, costretti a manovre improvvise e virtuose per evitare incidenti. Ma qualche volta il confine tra rischio e dramma scompare. Lo scorso 13 luglio Luigi Belardo, 54 anni, è morto durante un'immersione nelle acque di Marina di Puolo: sul capo ferite compatibili con l'elica di un'imbarcazione, un'inchiesta chiarirà la dinamica. Ma le testimonianze raccontano intanto una paura sempre più concreta: trovarsi, in acqua, dalla parte più fragile di una convivenza sempre più difficile.
«Questa è un'autostrada impazzita e senza regole», denuncia Giulia Ruotolo del diving Banco di Santa Croce. «Tra natanti noleggiati senza patente e skipper distratti, a rimetterci sono quelli che escono per qualche bracciata al largo, un corso di vela, un giro in kite o un'immersione. Boe e bandiere sembrano non avere più senso». «Molti non conoscono neppure il significato della bandiera segnasub né le distanze da rispettare. - le fa eco Enzo Maione, che gestisce il Centro Sub Campi Flegrei - un problema serio. A Baia alcune zone sottoposte a vincoli rigorosi sono a ridosso di aree di ormeggio e capita che le imbarcazioni attraversino tratti nei quali la navigazione è vietata. Questo rende più difficile la tutela dei turisti. Soluzioni? Una politica di educazione ai diportisti: bisogna spiegare con chiarezza dove è possibile navigare, dove non lo è, quali segnali riconoscere e quali distanze rispettare». Intanto a mali estremi, estremi rimedi. Hanno rinunciato alle uscite diurne i soci di Procida in Kayak: «Non avevamo alternative, ad agosto proponiamo escursioni solo all'alba», spiega Nicola Carabellese. Idem per i "cugini" di Costa Flegrea in Kayak: «Girare in canoa nelle ore centrali vuol dire doversi guardare dai motoscafi che sfrecciano a velocità fuori norma a pochi metri dalla riva», lamenta Lorenzo Looz. Serena Pane è la presidente de "La Grande Onda", osservatorio civico attento alla difesa del mare, base in Penisola sorrentina. «Il golfo non può continuare a essere un Far West marino dove l'arroganza e la noncuranza di pochi mettono a rischio la vita di bagnanti, diportisti corretti e, soprattutto, di ecosistemi fragili - dice - inquinamento acustico, scarichi, moto ondoso e ancoraggio sconsiderato devastano i nostri fondali. Eppure siamo in un golfo dove esistono due aree protette e una (Capri, ndr) è in fase di attivazione. Dovrebbero essere santuari di biodiversità, non autostrade per motoscafi». E sulle rotte dei pirati del mare finiscono spesso, loro malgrado, anche cetacei e tartarughe. Alcuni muoiono all'istante, altri porteranno a lungo i segni degli impatti, come il capodoglio Atlante, più volte avvistato nelle acque di Ischia, con la coda menomata dall'impatto con un'elica. Altri ancora, i più fortunati, arrivano al Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn, a Portici. «Molti esemplari di tartaruga marina, recuperati e trasferiti al nostro centro, presentano lesioni profonde causate da impatto con imbarcazioni. - conferma il responsabile veterinario Andrea Affuso, responsabile veterinario - I più fortunati vengono curati con successo, ma molti porteranno per tutta la vita i segni e le menomazioni conseguenti agli incidenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA "Tra natanti noleggiati senza patente e skipper distratti a rimetterci siamo noi" Guardia costiera ai Faraglioni di Capri; sopra, controlli a Ischia

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