Una strada comunale troppo stretta impedisce il passaggio delle ambulanze e dei mezzi per disabili. La denuncia shock di una cittadina che ha già perso il fratello e la madre: "Niente soccorsi tempestivi, siamo gli ultimi della terra. Chiedo aiuto per salvare mia sorella".
Vico Equense - Esistono luoghi dove i diritti più elementari, come la salute e l'inclusione, si fermano a pochi centimetri da un muro. Succede a Vico Equense, in una frazione collinare, precisamente in Via Campidoglio a Preazzano. Una strada ribattezzata ormai "la strada della vergogna" da chi, in quel vicolo stretto, ha visto consumarsi le tragedie più grandi della propria vita. A rompere il silenzio con una lettera aperta, densa di dolore e dignità, è Licia Caccioppoli. La sua è una richiesta di aiuto disperata indirizzata al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, da sempre in prima linea nella denuncia delle inefficienze territoriali e delle ingiustizie sociali. La storia di Licia è un calvario che dura da anni. Nella sua casa vive la sorella gemella, affetta da una grave disabilità. Fino a poco tempo fa, la stessa patologia colpiva anche il fratello. Ma in quel vicolo l'assistenza sanitaria non può arrivare: le ambulanze non passano. Mio fratello è venuto a mancare nel 2022 e due anni dopo è morta mia madre, racconta Licia nella lettera. In entrambi i casi ho dovuto vedere i miei cari andare via senza la giusta assistenza sanitaria. Davanti ai miei occhi avrò per sempre la scena di mia madre che attraversa il vicoletto su una barella, a dicembre, malata terminale rimandata a casa dall'ospedale. Mio fratello non sono riuscita nemmeno a portarlo a casa: ho dovuto vederlo morire in un letto d'ospedale. Parole crude, che descrivono una realtà disumana: per due volte abbiamo dovuto trasportare mio fratello da casa alla strada principale in macchina, tenendo le bombole di ossigeno in mano mentre era in corso una forte crisi respiratoria.
Oggi Licia combatte per la sorella rimasta, ma la quotidianità in Via Campidoglio è una barriera architettonica insormontabile. La famiglia ha persino acquistato e allestito un mezzo di trasporto idoneo per disabili, ma il veicolo resta inutilizzabile: non entra nel vicolo per pochissimi centimetri. Siamo nel 2026, parliamo tanto di inclusione, di diritti, di mare per tutti, ed io non riesco a garantire a mia sorella una vita normale, prosegue lo sfogo. Anche una semplice visita medica diventa un'impresa legata alle condizioni meteo, dovendo trasportare la donna a piedi fino alla strada principale, dove attendono i pulmini delle associazioni di volontariato. La rabbia di Licia è rivolta soprattutto alle istituzioni locali, colpevoli di anni di promesse non mantenute e silenzi burocratici. Allargare la strada di pochi centimetri risolverebbe il problema, ma per l'amministrazione comunale la vicenda sembra non essere una priorità. Sono anni che il Comune sa ma non fa nulla, e nel mentre io ho perso già due vite. Scrivo a Borrelli perché se è vero che i diritti sono di tutti, io ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a far rispettare anche i diritti degli ultimi. E ad oggi, tra gli ultimi, ci siamo noi. Non voglio perdere anche mia sorella con il rimorso di non averla fatta vivere. Il caso è ora sul tavolo del deputato Borrelli. L'auspicio è che questo grido d'aiuto costringa il Comune di Vico Equense a uscire dall'immobilismo, per restituire dignità e sicurezza a una famiglia che ha già pagato un prezzo troppo alto.

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