sabato 21 marzo 2026

Addio a Paolo Cirino Pomicino: il "Ministro" che teorizzò la democrazia del fare (citando Vico Equense)

Si è spento oggi a Roma, all’età di 86 anni, Paolo Cirino Pomicino. Con lui se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti della Prima Repubblica, un uomo che ha incarnato il potere della Democrazia Cristiana a Napoli e in Italia, ma che è stato anche un lucido e spesso tagliente analista della crisi dei partiti moderni. Proprio in uno dei suoi interventi più celebri e discussi — un editoriale del 2008 apparso sul Corriere del Mezzogiorno in piena emergenza rifiuti — Pomicino aveva cristallizzato la sua visione politica attraverso un confronto spietato tra quella che definiva "democrazia concludente" e quella "inconcludente". In quel pezzo, rimasto agli atti della cronaca politica campana, Pomicino non esitò a indicare una via d'uscita dal disastro ambientale di quegli anni, citando esempi virtuosi di gestione locale. Nell'editoriale, Pomicino citò esplicitamente Gennaro Cinque, allora sindaco di Vico Equense, elevandolo a esempio di amministratore capace di superare l'immobilismo dei vertici regionali e comunali dell'epoca (incarnati da Bassolino e Iervolino). Secondo Pomicino, il "modello Vico" era la prova tangibile che l'efficienza amministrativa non fosse un miraggio, ma il frutto di una leadership locale forte e pragmatica. Pomicino contrapponeva il pragmatismo di Cinque — capace di tenere pulita la propria città mentre intorno tutto affogava nell'immondizia — alla paralisi decisionale dei grandi apparati. Per il "Ministro", Gennaro Cinque rappresentava quella capacità gestionale che avrebbe dovuto essere la norma e non l'eccezione, un esempio di "saper fare" che nasceva dal contatto diretto con il territorio e dalla responsabilità decisionale assunta senza timori.

 

Oggi, nel giorno della sua scomparsa, quelle parole risuonano come un testamento politico sulla necessità di una classe dirigente selezionata e competente. Pomicino sosteneva che la mancanza di partiti strutturati avesse impedito la selezione di leader capaci, lasciando spazio a figure che lui definiva spesso "inetti". Con la morte di Paolo Cirino Pomicino, la Campania perde una figura complessa, amata e avversata, ma indubbiamente capace di leggere le dinamiche del potere come pochi altri. Resta il suo invito, formulato quasi vent'anni fa, a riscoprire la politica della "concludenza", prendendo spunto proprio da quei sindaci — come Cinque a Vico Equense — che avevano saputo dare risposte concrete ai cittadini nei momenti più bui.

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