Penisola sorrentina - Di fronte all'ennesima stagione di caos sulla Statale 145, non è più tempo di parlare di "imprevisto". Siamo davanti a una cecità gestionale che trasforma la bellezza della Terra delle Sirene in una trappola di lamiere per residenti e visitatori. Con il primo sole di primavera, la Penisola Sorrentina si risveglia: gli alberghi riaprono, i tavolini dei bar tornano a riempirsi e l’economia locale si prepara a numeri da record. Ma insieme ai turisti, puntuale come ogni anno, è tornato il "mostro" che nessuno sembra voler domare: il traffico. C’è però un elemento che rende questo scenario ancora più amaro, ed è l’evidente miopia strategica di chi dovrebbe governare i flussi. Continuare a definire questa situazione come un’"emergenza" è un errore di prospettiva imperdonabile. Un’emergenza è, per definizione, un evento eccezionale; il collasso viario della Penisola è invece una costante matematica, ampiamente documentata da decenni. Eppure, anche quest'anno, ci presentiamo all'appuntamento con le solite "soluzioni tampone": targhe alterne distribuite a macchia di leopardo e ZTL comunali che terminano proprio dove inizia il confine del vicino. Il vero nodo non è tecnico, ma di visione politica. La Penisola continua a essere gestita come un insieme di piccoli feudi, ognuno impegnato a difendere il proprio perimetro, mentre il territorio reclama a gran voce un’unica regia. È il paradosso di un distretto turistico d'eccellenza che fattura milioni di euro, ma fallisce nel garantire un diritto fondamentale: la fluidità degli spostamenti. Dove sono i piani di intermodalità promessi nelle campagne elettorali? Che fine ha fatto il potenziamento del trasporto su ferro, che dovrebbe essere la spina dorsale della mobilità e invece resta un'odissea quotidiana per migliaia di pendolari? E perché le "vie del mare" non vengono trasformate in un vero servizio pubblico di massa, anziché restare un'alternativa costosa e frammentata?
La sensazione è che la politica abbia scelto la via della rassegnazione, confidando nella pazienza infinita dei residenti e nella resilienza di un turismo che, per ora, continua ad arrivare. Ma è un equilibrio fragilissimo. La qualità della vita è ai minimi storici e l'immagine della "vacanza da sogno" rischia di infrangersi definitivamente contro il muro di smog e stress della Statale. Non servono più tavoli tecnici sterili o annunci di circostanza. Serve il coraggio di una pianificazione integrata: un coordinamento reale tra i sindaci, una limitazione drastica dei mezzi pesanti fuori misura e investimenti pesanti sulle infrastrutture alternative. Senza questo scatto d'orgoglio e di competenza, la Penisola Sorrentina resterà un gioiello inaccessibile, una perla incastonata in un sistema viario che non è più in grado di respirare. E a restare senza fiato, bloccati tra Seiano e Meta, saremo ancora una volta soltanto noi.

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