Dalla nascita della Fanta al sogno di un villaggio alpino nel cuore del Mediterraneo. Cosa resta oggi della "Svizzera Napoletana"?
Vico Equense - C’è un legame invisibile e affascinante che unisce una delle bibite più famose al mondo alle vette che sovrastano il Golfo di Napoli. Non tutti sanno che l’aranciata Fanta, nella versione vibrante e agrumata che conosciamo oggi, è figlia dell'intuizione di un uomo che vedeva nel paesaggio campano non solo bellezza, ma un'opportunità di progresso globale: il conte Ermelino Matarazzo di Licosa. La storia di Ermelino Matarazzo è quella di un uomo che sapeva leggere il futuro. Laureato in giurisprudenza, il giovane Conte scelse di misurarsi con la concretezza dell'industria anziché con i codici. Prima della Seconda Guerra Mondiale si era già cimentato nell'importazione del cioccolato e nella produzione di materie plastiche, forgiando quel carattere testardo e tenace che lo avrebbe reso celebre. Fu però nel 1954 che la sua traiettoria incrociò il destino della SNIBEG (Società Napoletana Imbottigliamento Bevande Gasate), all'epoca semplice stabilimento di imbottigliamento della Coca-Cola. Matarazzo intravide una possibilità inedita tra le macerie del dopoguerra: nel 1955 ottenne dalla casa madre il permesso di produrre una bibita che impiegasse nella ricetta i prodotti della terra campana. La bevanda nata a Napoli non aveva nulla a che spartire con l'omonima tedesca degli anni '40 (realizzata con siero di latte e ormai scomparsa): era un prodotto a base di succo d’arancia che rifletteva perfettamente i gusti e le abitudini locali. Fu un successo fulmineo: partita dall’Italia, la "nuova" Fanta approdò negli Stati Uniti nel 1958 per poi conquistare il mondo intero. Per questa straordinaria determinazione e per il contributo allo sviluppo industriale, il Conte Matarazzo ricevette dal Quirinale il titolo di Cavaliere del Lavoro.
Parallelamente al successo industriale, il Conte Matarazzo riversò la sua energia in un progetto ambizioso ad alta quota: il Monte Faito. Insieme all’associazione "Amici del Faito", di cui fu figura di primo piano, contribuì a trasformare un’area impervia in un villaggio moderno e attrezzato. Furono gli anni d'oro: la costruzione della funivia – un prodigio ingegneristico che collegava Castellammare alla vetta in pochi minuti –, gli hotel di lusso, il centro sportivo con piscina olimpionica e le ville d'autore immerse nelle faggete secolari. Oltre 70 anni fa, il Faito era la "piccola Svizzera", il rifugio d’élite dove l’aria fina dei Monti Lattari incontrava il blu del Tirreno. Oggi, quel villaggio moderno sognato dai pionieri degli anni '50 vive una stagione di contrasti. Le strutture che un tempo ospitavano la mondanità campana mostrano i segni del tempo; alcune sono state recuperate con passione, altre attendono una nuova vita. La funivia, simbolo di quel progresso, vive oggi una fase critica. Dopo anni di alterne vicende, il servizio è attualmente segnato da necessità di ammodernamento e questioni gestionali, lasciando la montagna accessibile principalmente per via stradale da Vico Equense. Un isolamento che, se da un lato protegge la natura, dall’altro frena quel sogno di accessibilità universale voluto da Matarazzo. Eppure, il Faito non si arrende. Se il turismo d'élite è sbiadito, ne è nato uno nuovo, più consapevole. È oggi la capitale del trekking in Campania. Il sentiero verso il Molare (1444m) offre quello che molti definiscono "il panorama più bello del mondo". Eventi come il Faito Doc Festival portano il cinema internazionale tra i boschi, mantenendo viva l'anima intellettuale del monte. Le antiche "neviere" e i faggi monumentali restano testimoni immobili di un'epoca di splendore. L’eredità del Conte Matarazzo non è fatta solo di aranciate e cemento, ma di una visione: l'idea che il territorio campano potesse competere con i grandi standard internazionali senza perdere la propria identità. Recuperare il Faito oggi significa onorare quella testardaggine, garantendo servizi e rispetto per l'ambiente, affinché questo gigante tra i due golfi torni a essere, come 70 anni fa, la montagna incantata che guarda il mare.

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