domenica 22 marzo 2026

Vico Equense e il paradosso della sinistra: inclusiva a parole, chiusa nei fatti

Vico Equense - C’è un paradosso che attraversa Vico Equense: quello di una sinistra che sventola la bandiera dell’inclusione ma che, nei fatti, sembra aver eretto un muro invalicabile attorno al proprio perimetro. L'accusa di settarismo non è più solo una suggestione dei detrattori, ma trova oggi una conferma plastica nelle parole amare del consigliere Giuseppe Ferraro. Il suo passaggio in maggioranza scoperchia il vaso di Pandora di un'opposizione ripiegata su se stessa, incapace di trasformare la teoria politica in accoglienza reale. Quella che dovrebbe essere una piazza aperta si è trasformata in un salotto per pochi eletti. Il "veto" denunciato da Ferraro racconta con precisione la sindrome del "bollino di qualità": se non sei un iscritto della prima ora o se non rispondi ai codici estetici di una certa classe dirigente che decide altrove, resti un numero, un semplice portatore di voti da usare e poi accantonare. A Vico, questo settarismo si traduce in una politica che non aggrega, ma seleziona chirurgicamente. È una chiusura che si manifesta nei grandi temi, ma che trova la sua espressione più meschina nella quotidianità: perfino una banale chat di gruppo diventa un confine invalicabile, un club privato dove sei ammesso solo se dimostri di essere "puro". Ma l'ambiguità non finisce qui: il disorientamento aumenta quando si assiste a dirigenti che, non si capisce bene a che titolo, sponsorizzano nomi e organizzano riunioni per future candidature, muovendosi nell'ombra di strategie che sembrano ignorare del tutto il merito e il contributo di chi, sul territorio, ci mette la faccia ogni giorno. È un atteggiamento che trasforma il confronto in un esame di ammissione perenne, lasciando ai margini le forze civiche e quel pragmatismo necessario a gestire una città complessa. Mentre la maggioranza si logora nei suoi rimpasti, la sinistra resta prigioniera di una "purezza" che esclude anziché federare. Ma la coerenza che diventa isolamento — digitale, reale o burocratico che sia — non è una virtù; è un limite politico che condanna all'irrilevanza. Finché l'inclusione resterà uno slogan da locandina e non una pratica di ascolto senza pregiudizi — capace di dare spazio anche a chi, come Ferraro, mette la concretezza dei fatti davanti all'appartenenza ideologica — quella sinistra rimarrà un club esclusivo, elegante ma sterile.


Il settarismo, in fondo, è l'ultima trincea di chi ha paura di sporcarsi le mani con la realtà multiforme del territorio. A Vico Equense, tra riunioni "per pochi", sponsorizzazioni ambigue e strategie opache, quella trincea è diventata il vero ostacolo al cambiamento. Se l'obiettivo dell'opposizione è solo occupare il posto di chi comanda, dimenticando il valore del rispetto e della parola data, allora la fuga verso la maggioranza non va letta come un tradimento, ma come la cronaca di un'espulsione annunciata.

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