venerdì 27 marzo 2026

Faito, sfregio alla Grotta del Fico: «Un atto vile che ci riporta nel Medioevo»

Vico Equense - Un simbolo dell’identità locale preso a mazzate. Mentre il Monte Faito si prepara ad accogliere i turisti per la stagione primaverile, un grave atto di inciviltà scuote la comunità di Vico Equense. Nel mirino dei vandali è finita la celebre Grotta del Fico, dove l’alberello che dà il nome al sito è stato pesantemente mutilato. Sulla vicenda è intervenuto con fermezza Vincenzo Cioffi, commissario cittadino di Forza Italia, che non ha usato mezzi termini per condannare l’accaduto: «Mentre lavoriamo per rilanciare il Monte Faito e accogliere le famiglie, c’è chi ha deciso di riportarci nel medioevo dell’inciviltà. Quello che è successo è un atto vile e inaccettabile». Secondo la ricostruzione, lo scempio sarebbe stato compiuto per estrarre il lattice della pianta, materiale tradizionalmente utilizzato per la confezione delle "palme pasquali". Un gesto che Cioffi definisce un «paradosso atroce»: distruggere la natura in nome di una tradizione religiosa che dovrebbe, al contrario, celebrare la vita. La Grotta del Fico non è un luogo qualunque. Solo pochi mesi fa era stata scelta come prima stazione del presepe itinerante di Natale, diventando un punto di riferimento nel percorso di valorizzazione della montagna. «Non hanno solo spezzato dei rami; hanno mutilato un pezzo della nostra identità», prosegue Cioffi. «Non c’è nulla di sacro in un gesto del genere. C’è solo ignoranza e totale mancanza di rispetto per il bene comune». L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza e sulla tutela del patrimonio naturalistico del Faito. Nonostante gli sforzi per potenziare i collegamenti (come il "trenino" citato da Cioffi) e migliorare l’offerta turistica, il territorio si ritrova a fare i conti con sacche di inciviltà che rischiano di vanificare i passi in avanti compiuti negli ultimi anni. La condanna è unanime: per far sì che il Faito diventi davvero il "fiore all'occhiello" della Penisola Sorrentina, serve una sorveglianza più serrata, ma soprattutto un cambio di passo culturale che metta fine a tradizioni barbare spacciate per fede.

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