Vico Equense - L’inizio dei lavori per la passerella alla Marina del Pezzolo solleva una questione che va ben oltre la dialettica politica tra maggioranza e opposizione: è il paradosso di un cantiere che nasce all’ombra di un divieto. Se il dibattito in Consiglio Comunale si è chiuso con un "salvataggio" sul filo del rasoio – quel 6 a 5 che ha visto il voto decisivo del Presidente del Consiglio blindare la maggioranza – la realtà sul campo presenta contorni decisamente più sfumati, quasi surreali. Il cuore del problema non è estetico o funzionale, ma di coerenza amministrativa. Ci troviamo di fronte a un’area che è, di fatto, un "campo minato" di divieti. L’arenile è già storicamente interdetto dall’ordinanza 493/2008, che vieta la sosta per il persistente pericolo di frana. A questo si aggiunge un’ordinanza più recente la 321/2025 che interdice un tratto di 15 metri per il pericolo di un pino instabile pronto a cadere da un momento all’altro. Eppure, proprio lì dove il cittadino non può e non deve sostare per la propria incolumità, oggi si muovono operai e mezzi per costruire una nuova infrastruttura. Ci si chiede allora: come può essere autorizzata quella che viene definita una "rivoluzione leggera e sostenibile" se le premesse sono di imminente pericolo fisico? L'iter che ha portato al provvedimento porta la firma della Giunta e il sigillo finale del Consiglio, che ha respinto la richiesta di ritiro della delibera avanzata dalla minoranza. Ma la firma su un atto amministrativo non cancella la realtà geologica e botanica: la sicurezza è un concetto variabile? Se l’area è pericolosa per i bagnanti a causa di frane e crolli, perché non lo è per chi deve allestire il cantiere? O, al contrario, se è possibile lavorare e transitare, perché quelle ordinanze restano lì, come moniti sospesi nel vuoto? Un’amministrazione ha il diritto e il dovere di scegliere la propria visione di sviluppo, ma ha anche l’obbligo della chiarezza. Procedere a colpi di maggioranza risicata su un progetto contestato è una scelta politica legittima; farlo ignorando il contrasto stridente tra i divieti vigenti e l’apertura di un cantiere pubblico rischia di apparire come un corto circuito logico che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il rischio è che la passerella del Pezzolo diventi il simbolo non di un collegamento, ma di una frattura: quella tra la retorica della sostenibilità e la concretezza della prevenzione, in un territorio dove la sicurezza dovrebbe essere la prima, vera pietra angolare di ogni progetto.
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