lunedì 11 maggio 2026

L'ospedale unico: il monumento al fallimento della politica

Penisola sorrentina - L’annuncio della possibile revoca dei finanziamenti per l’Ospedale Unico della Penisola Sorrentina non è un incidente di percorso, ma l'ennesimo schiaffo a un territorio tradito. È il paradosso di una terra che produce una fetta enorme del PIL turistico regionale, ma che viene trattata come una periferia invisibile quando si tratta di garantire il diritto alla vita. Quello che doveva essere il progetto della svolta per Sorrento e Vico Equense si è perso in un labirinto burocratico che nasconde una verità amara: la debolezza cronica della nostra classe dirigente. Da un lato, la Regione Campania paventa il ritiro di circa 100 milioni di euro per l'incapacità di aprire i cantieri; dall'altro, un dibattito locale frammentato che, dopo quindici anni di silenzi, riscopre improvvisamente dubbi ambientali e propone delocalizzazioni dell’ultimo minuto. L'impotenza della politica si manifesta in tre atti drammatici. L’incapacità di fare sintesi: per anni i sindaci della Penisola hanno oscillato tra campanilismi e tatticismi, arrivando allo scontro frontale solo quando il progetto era ormai in fase avanzata. Proporre oggi una delocalizzazione — pur con ragioni ambientali condivisibili — ha il sapore amaro di chi vuole "buttare la palla in tribuna" per coprire anni di inerzia. Ricominciare l’iter ora significa condannare il territorio a un altro decennio di nulla. Il rimpallo delle responsabilità: tra ricorsi al TAR e carte bollate, Regione e Comuni hanno trasformato la salute pubblica in un ring elettorale. Mentre la politica si perde in cavilli per giustificare i propri ritardi, i fondi rischiano di evaporare perché mancano le garanzie amministrative minime per spenderli.

L’agonia del "qui e ora": la colpa più grave della politica è stata lasciar appassire gli ospedali esistenti. Sorrento e Vico Equense sopravvivono tra carenze d'organico croniche e reparti smantellati. Si è venduto il miraggio dell'Ospedale Unico per coprire lo smantellamento programmato della sanità quotidiana, trasformando i Pronto Soccorso in imbuti dove la dignità umana viene sacrificata sull'altare dell'emergenza perenne. Se la Regione dovesse davvero revocare il finanziamento, non sarebbe una "sconfitta tecnica", ma il certificato di morte della programmazione sanitaria in costiera. Non si può pretendere di essere una destinazione turistica d'élite se un cittadino o un visitatore devono sperare nel traffico clemente della Statale 145 per un intervento salvavita. La Penisola Sorrentina non ha bisogno di editoriali di speranza o di passerelle politiche, ma di una mobilitazione collettiva. Chiedere oggi un cambio di rotta dopo 15 anni di studi significa ammettere di non aver mai avuto il controllo del processo. La sanità non è un lusso: senza questo ospedale, o un potenziamento serio dei presidi attuali, la Costiera rimarrà solo una bellissima cartolina con un retro vuoto, fragile e colpevolmente pericoloso.

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