Isernia/Vico Equense - Nel cuore dell'inverno 2026, il Mezzogiorno d'Italia si trova unito da un filo rosso di mobilitazione civile e istituzionale. Geograficamente distanti, ma legati dalla stessa emergenza, la tenda di Isernia e il presidio di Vico Equense sono diventati i bastioni di una battaglia che non riguarda solo i confini locali, ma il destino stesso della sanità pubblica universale. Davanti all'ospedale Veneziale di Isernia, la protesta ha assunto i contorni del sacrificio personale. Il sindaco Piero Castrataro, che dal 26 dicembre dorme in una tenda montata di fronte al nosocomio, è diventato il volto della resistenza contro il Piano Operativo Sanitario (POS). La sua lotta, sostenuta ormai da una nutrita schiera di sindaci della provincia e da cittadini comuni, punta a impedire lo svuotamento di reparti vitali come il Punto Nascita e l'Emodinamica, messi a rischio da una logica di tagli che ignora le fragilità orografiche del Molise. Recentemente, il 7 gennaio 2026, la mobilitazione ha forzato un'apertura al dialogo con l'Asrem, ma la tenda resta piantata: la comunità chiede medici e certezze, non solo tavoli tecnici. A circa 150 chilometri di distanza, la Penisola Sorrentina risponde con una mobilitazione di base altrettanto decisa. Al centro della disputa c'è l'ospedale "De Luca e Rossano", privato del suo Pronto Soccorso ormai da oltre cinque anni. Qui è la cittadinanza attiva a fare da scudo: il "Comitato per la Tutela dei Diritti dei Cittadini" ha mantenuto presidi costanti per tutto dicembre 2025, culminando con nuove manifestazioni nei primi giorni del 2026.
La contraddizione è stridente: mentre l'ospedale celebra la prima nascita dell'anno, i cittadini denunciano come un territorio che accoglie milioni di turisti non possa garantire un'assistenza d'urgenza immediata, costringendo i pazienti a percorrere chilometri di strade spesso congestionate verso Sorrento o Castellammare. Sebbene le modalità differiscano — la fascia tricolore che si fa "corpo" a Isernia e la piazza che si fa "comunità" a Vico — il messaggio è identico: il diritto alla salute non può essere subordinato ad algoritmi di efficienza o bilanci aziendali. Entrambi i casi rappresentano il rifiuto del "centralismo ospedaliero" che penalizza le aree interne e le zone periferiche. La lotta di Isernia e Vico Equense nel 2026 non è solo la difesa di un ospedale, ma l'affermazione di un principio: una vita in Molise o in Costiera ha lo stesso valore di una vita in una metropoli.

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