mercoledì 14 gennaio 2026

Lo studio di Barriere invisibili. Napoli e provincia: seimila adolescenti in povertà educativa

Gli esperti dell'Università lanciano l'allarme in provincia: «Il 12% degli studenti vive in gravi condizioni di incertezza» 

di Vincenzo Lamberti - Metropolis 

Napoli - Il contesto familiare e il contesto sociale sono tra i principali fattori all'origine della povertà educativa nella città di Napoli e nella sua area metropolitana. Questo quanto emerge dalla ricerca Barriere invisibili', che ha potuto contare sulla partecipazione di oltre 55 istituti scolastici e circa 25 enti del Terzo Settore e servizi sociali, coinvolgendo 3800 studenti, di età compresa tra i 14 e i 19 anni, e 300 ragazzi che sono usciti dal circuito scolastico. L'indagine evidenzia che vivere in una famiglia a reddito basso o molto basso è tra le barriere invisibili' più rilevanti che ostacolano il futuro per degli adolescenti napoletani: lo dichiara infatti il 12 per cento degli intervistati, con un 5% che ha affermato di vivere in condizioni di grave deprivazione materiale, situazione che si rileva in particolare nelle periferie della città di Napoli e in alcuni comuni dell'area metropolitana. Ragazzi che, proprio in virtù delle condizioni familiari, oltre a frequentare la scuola, lavorano: il 6,7% tutti i giorni, il 16 per cento saltuariamente, mentre il 21 per cento cerca lavoro. A ridurre il tempo dedicato allo studio, anche la necessità di doversi occupare di familiari e/o della casa in generale (12 per cento).

 

Per quanto riguarda il giudizio sulla scuola, il 59,4 per cento del campione giudica favorevolmente la disponibilità di servizi offerti quali, ad esempio, corsi di recupero e attività culturali, mentre è negativo il giudizio relativo alle infrastrutture scolastiche come palestre, strumenti digitali, biblioteche, ritenute dal 43,3 per cento del campione insoddisfacenti. Mura scolastiche entro le quali, il 12 per cento degli intervistati dichiara di avere subito atti di bullismo. Quasi la metà dei ragazzi e delle ragazze, pari al 46,5 per cento, non ha letto alcun libro nell'ultimo anno, al di fuori dei testi scolastici, mentre il 33,4 per cento afferma di essere connesso a dispositivi on line per più di 5 ore al giorno e il 54,9 % da 1 a 5 ore al giorno. Il 42,8 per cento non fa attività sportiva e solo il 13,1 per cento frequenta un'associazione. Lo studio ha adottato un approccio metodologico misto, combinando la raccolta di dati su vasta scala con interviste qualitative rivolte a esperti e operatori del settore. Grazie al sostegno delle istituzioni locali, la ricerca mappa capillarmente le istanze degli adolescenti, offrendo una visione dettagliata delle loro aspirazioni future e del contesto in cui vivono. E proprio rispetto al proprio territorio, gli intervistati indicano tra i motivi di insoddisfazione, la pulizia delle strade (63%), la percezione di insicurezza rispetto ad episodi di criminalità (41,6 per cento), l'isolamento dovuto alla scarsità dei servizi pubblici (27,7 per cento). La speranza (29,6 per cento) e l'ansia (27,4 per cento) sono i due stati d'animo prevalenti con cui i ragazzi guardano al futuro: la condizione di ansia affligge soprattutto le ragazze (34 per cento), mentre circa il 10 per cento degli intervistati dichiara di non riflettere sul proprio domani. Dal campione analizzato emerge che i ragazzi non pensano di poter avere un futuro appagante restando in Italia o nel proprio luogo di residenza, mentre guardano con maggiore fiducia a un futuro all'estero. Il 50,9 % degli intervistati è convinto della necessità di sostenere i ragazzi e le ragazze in condizioni di difficoltà economiche, in modo che possano proseguire gli studi e inserirsi nel mondo del lavoro attraverso percorsi formativi di qualità per avere contratti stabili e una retribuzione adeguata (49,1 per cento).

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