domenica 18 gennaio 2026

Vico Equense: l’ordinanza fantasma della marina del Pezzolo. Quando la burocrazia ignora il pericolo

Vico Equense - C’è un pino, alla spieggia del Pezzolo, che sembra sospeso tra terra e mare. Ma non è un’immagine poetica: è il ritratto dell’immobilismo amministrativo che da tre mesi tiene in scacco uno degli angoli più suggestivi di Vico Equense. Su quell’albero, o meglio, sulla scarpata che lo sorregge corrosa dal tempo e dal mare, pende un’ordinanza comunale di messa in sicurezza. Un atto formale che riconosce ufficialmente il "pericolo per la pubblica e privata incolumità", ma che oggi ha lo stesso valore della carta straccia. Tutto comincia tre mesi fa. Il Comune, preso atto del cedimento del terreno sottostante l’esemplare di pino (situato nei pressi di una nuova struttura ricettiva, sebbene non di sua proprietà), emette un provvedimento urgente. La prescrizione è chiara: consolidare la scarpata per evitare che l’albero, sano ma instabile, rovini a valle. Inizialmente, l’area viene transennata con la classica rete arancione da cantiere. Un palliativo durato lo spazio di una mareggiata: le onde hanno portato via la plastica, lasciando il sentiero libero e il pericolo intatto. Da allora, il silenzio. "A cosa serve emettere un'ordinanza se poi nessuno si preoccupa di farla rispettare?", chiede con amarezza un residente. È la domanda che fotografa il fallimento del meccanismo burocratico. Un’ordinanza contingibile e urgente dovrebbe attivare una catena di comando immediata: esecuzione da parte del proprietario o, in caso di inadempienza, intervento d'ufficio del Comune con successivo addebito delle spese (il cosiddetto "intervento in danno"). Nulla di tutto ciò è avvenuto. Il risultato è un cortocircuito di responsabilità, mentre cittadini e turisti continuano a transitare sotto un potenziale pericolo. La vicenda del Pezzolo è l'emblema di una politica che troppo spesso si ferma all'annuncio o all'atto burocratico, dimenticando il controllo del territorio. In una penisola sorrentina che punta tutto sull'eccellenza dell'accoglienza, non ci si può permettere il lusso di trascurare la sicurezza di base. Non è solo una questione di decoro, ma di responsabilità civile e penale. Se quel pino dovesse cedere, l’Ente non potrà invocare la "fatalità" o l’evento eccezionale: il rischio è scritto nero su bianco in un documento ufficiale da oltre novanta giorni. Non si chiedono miracoli, ma la semplice applicazione della legge. La politica locale ha il dovere di dimostrare che un'ordinanza non è solo un modo per "scaricare la responsabilità" in caso di tragedia, ma uno strumento operativo per prevenirla. Prima che sia troppo tardi, e prima che la natura faccia il suo corso, trasformando una negligenza amministrativa nell'ennesimo capitolo di una cronaca annunciata.

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