Mentre la Regione progetta il futuro, il presente è un’ambulanza vuota: la protesta non si ferma davanti ai ritardi che mettono a rischio la vita
Vico Equense - C’è una distanza che non si misura in chilometri, ma in priorità. È quella che separa i velluti di Palazzo Santa Lucia dal freddo asfalto del piazzale antistante l’Ospedale “De Luca e Rossano”. Mentre a Napoli i sindaci della Penisola Sorrentina e i vertici regionali ridisegnano le mappe del futuro sanitario, a Vico Equense la cittadinanza presidia l’esistente. E lo fa con una dignità che non accetta più il baratto tra un’ipotesi di ospedale unico e la certezza di un Pronto Soccorso chiuso. L’apertura dei sindaci a una ricollocazione dell’ospedale unico è, senza dubbio, un atto di realismo politico. Sbloccare i ritardi burocratici per non perdere i finanziamenti è un dovere amministrativo. Ma la politica ha un vizio antico: coniugare i verbi al futuro per nascondere le mancanze del presente. Si parla di "nosocomi all’avanguardia", mentre la realtà quotidiana è fatta di un’efficienza sanitaria che cade a pezzi. L’emblema di questo fallimento sono le autoambulanze che arrivano a sirene spiegate, ma senza medico a bordo: gusci vuoti che trasformano il soccorso in una scommessa contro il tempo, un servizio monco che offende la sicurezza dei cittadini. Il presidio di questa mattina, domenica 1° marzo, ci ricorda una verità scomoda: il diritto alla salute non è un investimento a lungo termine, è una prestazione immediata. Un cittadino di Vico Equense, di Massa Lubrense o di Meta non può aspettare la fine di una conferenza dei servizi per sapere se avrà assistenza.

