sabato 17 gennaio 2026

Vico Equense. Oltre la burocrazia: perché cambiare i dirigenti non basta se la Giunta resta al palo

Vico Equense - Nel gioco del potere locale, esiste una liturgia consolidata: quando le cose non funzionano, il primo riflesso della politica è puntare il dito contro la "macchina". I dirigenti diventano i paraventi ideali dietro cui nascondere ritardi, inefficienze e promesse mancate. Ma la domanda che i cittadini si pongono con sempre maggiore insistenza è: può un nuovo motore funzionare se chi tiene il volante continua a seguire la mappa sbagliata? Il dibattito sul ricambio della dirigenza è spesso un esercizio di distrazione di massa. Certamente, una burocrazia lenta e sclerotizzata è il freno a mano di qualsiasi città. Tuttavia, i dirigenti sono, per definizione, esecutori di un indirizzo. Se il "Cosa fare" (la visione politica) è nebuloso, il "Come farlo" (la gestione tecnica) non potrà mai essere eccellente. Liquidare un dirigente senza mettere in discussione l'assessore di riferimento significa cambiare il braccio senza interrogare la mente. È il paradosso del gattopardismo amministrativo: cambiare tutto nei corridoi degli uffici affinché nulla cambi nelle stanze dei bottoni. Una riflessione politica seria impone di guardare alla Giunta come al vero motore del cambiamento. La politica non può limitarsi a "ordinare" servizi; deve progettarli, monitorarli e, soprattutto, assumersi la responsabilità dei fallimenti. Il ricambio della Giunta insieme a quello della dirigenza rappresenta l'unico vero "reset" possibile per un ente in crisi. Questo approccio garantisce una sintonia strategica. Nuovi assessori e nuovi dirigenti possono costruire da zero un rapporto basato sulla fiducia e non su dinamiche di potere incrostate dal tempo. Senza i vecchi interlocutori, cade l'alibi del "non me lo hanno fatto fare".

 

Un’amministrazione ha bisogno di nuova linfa non solo nei processi (dirigenza), ma anche nelle idee (giunta). Il rischio di un azzeramento totale è, chiaramente, la temporanea paralisi dovuta alla perdita di memoria storica. Ma è un prezzo che una comunità dovrebbe essere disposta a pagare se l'alternativa è il lento declino in nome della continuità. La politica non è solo occupazione di spazi; è responsabilità verso il futuro. Se una macchina amministrativa è ferma, non basta cambiare le candele (i dirigenti); a volte è necessario cambiare l'intero equipaggio e, soprattutto, chi decide la rotta. Il vero rinnovamento non è un maquillage burocratico, ma un atto di coraggio che parte dal vertice politico. Solo allora la macchina potrà ricominciare a correre davvero.

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