mercoledì 11 febbraio 2026

Penisola Sorrentina: se il "Paradiso" dimentica chi lo rende tale

Il turismo sorrentino gode di ottima salute, ma le sue fondamenta tremano. La fuga dei professionisti e l'insufficienza della NASpI mettono a rischio il futuro del settore: senza tutele strutturali, la Penisola rischia di diventare un guscio vuoto

Penisola sorrentina - Di fronte ai tramonti di Sorrento o alle spiagge di Nerano, è facile dimenticare che dietro ogni cocktail perfetto o camera impeccabile c’è un ingranaggio umano che lavora a ritmi serrati per sei-otto mesi l’anno. Ma oggi quell’ingranaggio si sta inceppando. La Penisola Sorrentina, gioiello del turismo internazionale, sta facendo i conti con una verità scomoda: il modello attuale non è più sostenibile per chi lo lavora. Il cuore del problema risiede in un sistema di ammortizzatori sociali, la NASpI, che sembra ignorare la natura stessa del lavoro in Penisola. Qui la stagionalità non è un imprevisto, è una costante strutturale. Eppure, migliaia di lavoratori che garantiscono eccellenza per gran parte dell'anno, nei mesi invernali vengono declassati a "disoccupati occasionali", con sussidi che si assottigliano drasticamente, lasciando intere famiglie a gestire un costo della vita tra i più alti d'Italia con entrate irrisorie. Le conseguenze sono già realtà. I dati e le cronache locali parlano chiaro. Fuga di competenze: professionisti con decenni di esperienza abbandonano il settore per impieghi meno prestigiosi ma più stabili (logistica, edilizia, GDO). Disinteresse giovanile: i giovani, vedendo i propri genitori lottare con l'incertezza invernale, scelgono di emigrare o di puntare su altri percorsi, privando il territorio del necessario ricambio generazionale.

Il declino della qualità: Le aziende faticano a trovare personale qualificato, rischiando di abbassare gli standard di quell'accoglienza che ha reso famosa Sorrento nel mondo. Il paradosso è che le soluzioni esistono e sono a poche ore di volo da qui. La Spagna ha introdotto i contratti "fijos discontinuos", che trasformano il precario in un lavoratore a tempo indeterminato con pause cicliche, garantendo diritti e dignità. La Francia e l'Austria hanno creato sistemi di protezione che premiano la fedeltà al settore. In Italia, invece, lo stagionale è ancora trattato come un "lavoretto" estivo, ignorando che su questi mesi si regge il PIL di intere regioni. Non si tratta di chiedere assistenzialismo, ma di investire sulla tenuta sociale del territorio. È necessaria un’integrazione economica alla NASpI specifica per il turismo, un paracadute sociale che riconosca l'anzianità di servizio e la continuità lavorativa. Difendere lo stagionale significa difendere il valore immobiliare della Penisola, la qualità dei ristoranti, la sicurezza dei trasporti. Se non si interviene sulle tutele, la Penisola Sorrentina continuerà a essere una cartolina bellissima, ma destinata a diventare un museo senza vita, dove nessuno vorrà più restare a lavorare. Il turismo è accoglienza. Ma non può esserci accoglienza se chi accoglie non ha la certezza di poter mettere il piatto a tavola a gennaio.

Nessun commento: