mercoledì 4 marzo 2026

EAV, l'odissea infinita dei locomotori: la burocrazia "ferma" i soccorsi

Guerre legali e veti incrociati bloccano un appalto da 40 milioni. De Gregorio: «Sistema schizofrenico, così rischiamo di perdere i fondi UE». 

Napoli - C’è un paradosso tutto italiano che corre sui binari della Campania. È la storia di un servizio essenziale che non può essere garantito non per mancanza di soldi, ma per eccesso di burocrazia. Al centro della vicenda ci sono i nuovi locomotori di soccorso dell’EAV, mezzi fondamentali per trascinare i treni in avaria ed evitare che i passeggeri debbano scendere a piedi sui binari in caso di guasto. L’allarme, amaro e circostanziato, arriva direttamente dal Presidente dell’Ente Autonomo Volturno, Umberto De Gregorio, che attraverso le colonne de Il Mattino descrive una situazione al limite dell’inverosimile. 

Una corsa a ostacoli lunga anni 

La vicenda inizia anni fa. I locomotori necessari, specialmente quelli per lo scartamento ridotto della Circumvesuviana, non si trovano "pronti all'uso": vanno costruiti su misura. Dopo due gare andate deserte perché i fondi erano insufficienti, nel febbraio 2025 la svolta: grazie a 40 milioni di euro stanziati dalla Regione, EAV bandisce una gara per 8 mezzi. A luglio 2025 sembra fatta: c’è un vincitore (l’impresa A). Ma è qui che il binario si interrompe bruscamente. 

La "sentenza paralizzante" 

Come da prassi consolidata nel mondo degli appalti pubblici, l’impresa seconda classificata (B) presenta ricorso al TAR. La decisione dei giudici amministrativi, arrivata a fine febbraio 2026, è un capolavoro di complicazione. Annullata l’aggiudicazione alla prima classificata (A). Esclusa anche la seconda classificata (B), perché priva dei requisiti necessari secondo il ricorso incidentale. Risultato? Un vuoto pneumatico. EAV non può scorrere la graduatoria verso la terza impresa (C) senza il rischio di subire pesanti richieste di risarcimento danni, qualora il Consiglio di Stato dovesse ribaltare tutto nei prossimi mesi. "Siamo imballati. Bloccati, fermi. I locomotori restano un sogno", scrive De Gregorio. 

Il rischio: addio a 40 milioni di euro 

Il problema non è solo il disagio quotidiano per i pendolari. C’è una scure temporale che pende sulla testa del trasporto pubblico regionale: il 2029. I 40 milioni stanziati provengono dai fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). Se i locomotori non verranno consegnati, collaudati e pagati entro quella data, i soldi torneranno a Bruxelles. È la fotografia di un sistema "schizofrenico" dove la tutela legale delle imprese rischia di soffocare il diritto dei cittadini a un servizio civile. Mentre le carte bollate si accumulano sulle scrivanie dei giudici, i binari della Vesuviana restano senza "soccorso", in attesa che la burocrazia trovi un segnale verde che, al momento, nessuno sembra in grado di accendere.

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