giovedì 5 marzo 2026

L’orologio fermo di Palazzo di Città: tre settimane di vacatio a Vico Equense

Vico Equense - Domani scoccherà il ventunesimo giorno. Tre settimane esatte da quel 13 febbraio in cui il sindaco Giuseppe Aiello, con la firma del decreto numero 12, ha revocato le deleghe alla sua squadra di governo. Da allora, Vico Equense vive in una sorta di bolla: una città che corre verso una stagione turistica ormai alle porte e che affronta cantieri complessi, ma che lo fa con un "motore" politico ridotto ai minimi termini. Ufficialmente, il primo cittadino parla di un "tagliando" necessario, di una ricalibrazione della macchina amministrativa per renderla più agile. Ma ventun giorni di silenzio suggeriscono che la questione non sia meramente tecnica, bensì profondamente politica. In ogni azzeramento si nasconde il delicato gioco degli equilibri: pesi e contrappesi tra i gruppi di maggioranza, ambizioni personali da comporre e la ricerca di un assetto che garantisca la sopravvivenza fino a fine mandato. Il rischio, tuttavia, è che la ricerca dell'incastro perfetto alimenti il sospetto di una crisi più profonda. Se per rimescolare le carte occorre quasi un mese, è lecito chiedersi se il nodo sia la semplice distribuzione degli incarichi o una divergenza insanabile sulla visione stessa della città. Mentre si discute nelle stanze del potere, Vico non si ferma. Le opposizioni hanno gioco facile nel denunciare un’amministrazione "al palo", e i fatti sembrano dar loro ragione.

 

Senza assessori operativi, la macchina comunale perde i suoi terminali sul territorio: mancano i referenti politici per tradurre l'indirizzo amministrativo in azioni concrete su dossier urgenti come il PUC, il PAD e la complessa gestione dei fondi PNRR. Il sindaco Aiello ha dimostrato in passato di saper navigare nelle tempeste, ma il tempo è l'unica risorsa che non si recupera. Tre settimane rappresentano un'eternità per una città che non può permettersi di viaggiare col pilota automatico o in un regime di "monarchia amministrativa" forzata. Vico Equense non ha bisogno di un semplice rimpasto di facciata o di un compromesso al ribasso per "tirare a campare". Ha bisogno di chiarezza. La città osserva il Palazzo in attesa della fumata bianca: domani il tempo dell'attesa scade ufficialmente. È ora che l'amministrazione torni a parlare con i fatti, e non solo attraverso i decreti di revoca.

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