domenica 1 marzo 2026

Niente riposo per il diritto alla salute: i cittadini di Vico presidiano il 'De Luca e Rossano' anche oggi

Mentre la Regione progetta il futuro, il presente è un’ambulanza vuota: la protesta non si ferma davanti ai ritardi che mettono a rischio la vita 

Vico Equense - C’è una distanza che non si misura in chilometri, ma in priorità. È quella che separa i velluti di Palazzo Santa Lucia dal freddo asfalto del piazzale antistante l’Ospedale “De Luca e Rossano”. Mentre a Napoli i sindaci della Penisola Sorrentina e i vertici regionali ridisegnano le mappe del futuro sanitario, a Vico Equense la cittadinanza presidia l’esistente. E lo fa con una dignità che non accetta più il baratto tra un’ipotesi di ospedale unico e la certezza di un Pronto Soccorso chiuso. L’apertura dei sindaci a una ricollocazione dell’ospedale unico è, senza dubbio, un atto di realismo politico. Sbloccare i ritardi burocratici per non perdere i finanziamenti è un dovere amministrativo. Ma la politica ha un vizio antico: coniugare i verbi al futuro per nascondere le mancanze del presente. Si parla di "nosocomi all’avanguardia", mentre la realtà quotidiana è fatta di un’efficienza sanitaria che cade a pezzi. L’emblema di questo fallimento sono le autoambulanze che arrivano a sirene spiegate, ma senza medico a bordo: gusci vuoti che trasformano il soccorso in una scommessa contro il tempo, un servizio monco che offende la sicurezza dei cittadini. Il presidio di questa mattina, domenica 1° marzo, ci ricorda una verità scomoda: il diritto alla salute non è un investimento a lungo termine, è una prestazione immediata. Un cittadino di Vico Equense, di Massa Lubrense o di Meta non può aspettare la fine di una conferenza dei servizi per sapere se avrà assistenza.

 

Mentre si discute di planimetrie future, le ambulanze "demedicalizzate" e la Statale 145 intasata diventano una trappola reale. Ben venga il fronte comune dei sindaci per difendere i fondi territoriali, ma questo "segnale politico forte" rischia di restare un esercizio di stile se non si accompagna a un’azione d’urto sulla carenza del personale. Non servono cattedrali nel deserto, servono medici nei reparti e a bordo dei mezzi di soccorso. Oggi. La battaglia di Vico Equense non è un’azione di retroguardia. È il pungolo di chi ha capito che, tra una firma su un protocollo e la posa della prima pietra, possono passare decenni. In quel lasso di tempo, la popolazione non può essere lasciata sola con il fiato sospeso. La politica oggi ha fatto un passo avanti a Napoli, ma deve tornare a camminare tra la gente a Vico. Perché nessuna "soluzione alternativa" per una sede futura potrà mai giustificare una saracinesca abbassata o un’ambulanza senza medico. La lotta continua, perché il tempo della pazienza è finito da un pezzo.

Nessun commento: