Vico Equense - Tutto cambia, scriveva Eraclito, e la politica di Vico Equense non fa eccezione. Il perimetro che nel 2021 ha consegnato le chiavi della città a Giuseppe Aiello non è più quello di oggi. Non si tratta di un crollo improvviso, ma di un’erosione silenziosa che ha trovato nelle Regionali del 2025 il suo spartiacque definitivo. Quando l'amministrazione si insediò, la vittoria appariva come la naturale prosecuzione di un progetto solido, capace di tenere insieme anime diverse sotto l’ombrello del civismo di centro-destra. Un "patto di stabilità" che però portava in sé i semi della frammentazione: troppi pesi massimi in una coalizione che, col passare dei mesi, ha iniziato a stare stretta a chi già puntava a palcoscenici più ampi. Le elezioni regionali del 2025 hanno agito come un reagente chimico, costringendo i singoli attori della maggioranza a uscire dal guscio del "buon governo locale" per schierarsi nella giungla delle preferenze. Qui, le alleanze si sono incrinate: il sostegno a candidati diversi, spesso in antitesi per logiche di partito superiori, ha rotto l’armonia vicana. Per molti consiglieri, il perimetro comunale è diventato improvvisamente una gabbia rispetto alle ambizioni di scala regionale. In questo scenario di sospetti e riposizionamenti, il tempo della diplomazia è scaduto. Oggi il Sindaco ha deciso di alzare la posta. Non basta più la "fiducia tecnica" espressa svogliatamente in Aula; serve quella chiarezza politica che negli ultimi mesi è mancata.
Il primo cittadino vuole capire, una volta per tutte, chi sta con lui e chi no. È la fine del gioco delle due parti: non è più tollerabile che chi siede in Giunta o tra i banchi di maggioranza porti avanti agende personali o colori politici distanti dal progetto originario. Viene chiesta una prova di lealtà, un aut-aut netto che serva a ripulire il campo dalle ambiguità prima che l’onda lunga del voto regionale travolga definitivamente l’azione amministrativa. Oggi il timoniere naviga in mare aperto. Se nel 2021 la coalizione era un blocco di granito, oggi somiglia più a un arcipelago di interessi divergenti. La sfida non è più solo amministrare bene, ma garantire la propria sopravvivenza politica, dimostrando che l’amministrazione ha ancora un’anima collettiva e non è solo la somma di ambizioni individuali scatenate dalla "febbre" del 2025. Nella vita, come nella politica, la stasi è un’illusione. La mossa di "contare" le proprie truppe è un atto di coraggio necessario, ma carico di rischi: perché quando si chiede chiarezza, bisogna essere pronti a scoprire di essere rimasti soli, o a ripartire con chi crede davvero nel viaggio

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