"Io non sono molto portato per la tecnica, quindi non la capisco". Lo dice Giulio Andreotti rispondendo, in un'intervista al Tg5, alla domanda su cosa pensi delle registrazioni effettuate dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. "A Roma però -aggiunge- abbiamo una bellissima espressione che dice “famo a fidasse”, cioè fidiamoci gli uni degli altri. Altrimenti -conclude- ognuno deve pensare che quando uno ti dice una cosa può essere vero il contrario, poi devi cercare le prove per capire". La fiducia, è una cosa seria, è vero che non si da a tutti ed è giusto non darla a tutti, però a Villari gli è stata data dal PDL, ed oggi, invece sono tutti ad aspettare che Villari si dimetta. Appurate le difficoltà di procedere a dimetterlo, da ieri si punta infatti a una soluzione cosiddetta politica. Ovvero, si spera che — preso atto che nessuno lo vuole più lì (forse), e dunque la sua persona non è più una soluzione ma crea, di nuovo, un problema per tutti — il senatore non-più-piddino presenti spontaneamente le dimissioni. Dopo la mossa di ieri dei capigruppo del Pdl di Camera e Senato che, per lettera al Corriere della Sera, annunciavano di non partecipare alle riunioni della Vigilanza fino alle dimissioni di Villari, tutti si attendono che lo sblocco dello stallo, in cui è ripiombata la Vigilanza dall'insediamento di un presidente votato solo dal centrodestra, avvenga per via politica e non regolamentare. Il Pdl vuole cacciare Riccardo Villari da presidente della commissione di Vigilanza Rai, ma non sa come fare, anche perché le soluzioni legali sono inesistenti se Villari stesso non intende dimettersi.
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martedì 13 gennaio 2009
“Famo a fidasse” …
"Io non sono molto portato per la tecnica, quindi non la capisco". Lo dice Giulio Andreotti rispondendo, in un'intervista al Tg5, alla domanda su cosa pensi delle registrazioni effettuate dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. "A Roma però -aggiunge- abbiamo una bellissima espressione che dice “famo a fidasse”, cioè fidiamoci gli uni degli altri. Altrimenti -conclude- ognuno deve pensare che quando uno ti dice una cosa può essere vero il contrario, poi devi cercare le prove per capire". La fiducia, è una cosa seria, è vero che non si da a tutti ed è giusto non darla a tutti, però a Villari gli è stata data dal PDL, ed oggi, invece sono tutti ad aspettare che Villari si dimetta. Appurate le difficoltà di procedere a dimetterlo, da ieri si punta infatti a una soluzione cosiddetta politica. Ovvero, si spera che — preso atto che nessuno lo vuole più lì (forse), e dunque la sua persona non è più una soluzione ma crea, di nuovo, un problema per tutti — il senatore non-più-piddino presenti spontaneamente le dimissioni. Dopo la mossa di ieri dei capigruppo del Pdl di Camera e Senato che, per lettera al Corriere della Sera, annunciavano di non partecipare alle riunioni della Vigilanza fino alle dimissioni di Villari, tutti si attendono che lo sblocco dello stallo, in cui è ripiombata la Vigilanza dall'insediamento di un presidente votato solo dal centrodestra, avvenga per via politica e non regolamentare. Il Pdl vuole cacciare Riccardo Villari da presidente della commissione di Vigilanza Rai, ma non sa come fare, anche perché le soluzioni legali sono inesistenti se Villari stesso non intende dimettersi.
lunedì 3 novembre 2008
Buona Domenica: Andreotti ci stava lasciando in diretta …
Nulla da fare, il Divo Giulio è tornato successivamente in studio come nulla fosse...
lunedì 23 giugno 2008
Andreotti non fu rapito: di Sorrento il carabiniere che lo spiega
La testimonianza di Carlo Russo, per 25 anni al servizio dell'Arma e caposcorta del senatore a vita. "Moro abitava in periferia e la sua scorta aveva meno uomini" (di Valerio Lucarelli)Se per seguire tuo padre carabiniere sei costretto a girare mezza Italia e vivi più le caserme della tua casa, è difficile volerne seguire le orme. Eppure questa è la storia di Carlo Russo, 25 anni al servizio dell'Arma e a lungo caposcorta di Giulio Andreotti. Nato a Sorrento nel 1944, Russo resisté agli assalti del padre che voleva dissuaderlo dall'ingresso nell'Arma. Ma la Sorrento di quegli anni offriva poche opportunità e Russo decise di arruolarsi. Avrebbe vissuto allo sbaraglio la stagione degli anni di piombo, tra il fuoco delle Brigate rosse e l'inadeguatezza dello Stato. «Nel 1970 – racconta Russo – accompagnai da Roma a Perugia il ministro della Difesa Tanassi per un comizio. Fatta la staffetta, avrà pensato qualche mio superiore, può fare anche la scorta. Nel ´74 gli subentrò Andreotti e continuammo con lui il nostro servizio. Quindi Andreotti non scelse la scorta, la trovò già al ministero». Russo ricorda bene una cena particolare, il 14 marzo 1978. «Cenammo con gli uomini della scorta di Moro alla Camilluccia. Moro e Andreotti definivano gli ultimi dettagli del nuovo governo. Parlammo del servizio che svolgevamo e concludemmo che, in quelle condizioni, le Br sapevano dove, quando e come colpirci, mentre noi non sapevamo dove, quando e come saremmo stati colpiti. Quella sera con noi non c'era il brigadiere Zizzi, che sostituiva un appuntato calabrese che per dispetto era stato mandato in ferie non richieste. Questo gli salvò la vita e la fece perdere al povero Zizzi. Il 16 marzo era al suo primo servizio di scorta. È l'unico che non ho avuto il tempo di conoscere». Dopo il sequestro Moro le Br scrissero: "La sua scorta armata, composta da 5 agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata". «Non eravamo certo uomini dei "famigerati Corpi Speciali". Le Br volevano far credere di essere tanto potenti da annientare uomini degli apparati speciali dello Stato. Era tutta propaganda. Almeno fino al ´77 alcune strutture dello Stato consideravano gli uomini delle scorte degli accompagnatori che non richiedevano alcun addestramento. Non facemmo nemmeno tiro in poligono finché non intervenne Cossiga, che capì come eravamo ridotti e quante sciocchezze qualcuno gli aveva raccontato. Moro e Andreotti viaggiavano su normali auto di serie, checché ne dicano i terroristi. Andreotti usò l'auto blindata solo dopo il sequestro Moro. M'imposi, minacciando altrimenti di non svolgere il nostro servizio». Sul perché i terroristi scelsero di rapire Moro e non Andreotti, Russo ha una idea precisa: «Moro abitava in periferia, mentre Andreotti viveva nel centro storico di Roma. In più la scorta di Moro era composta da 5 uomini e 2 auto, quella di Andreotti da 7 uomini e 3 vetture. Nel ´77 Leonardi, caposcorta di Moro, mi fece leggere una lettera nella quale chiedeva l'auto blindata per Moro. Mi disse che l'aveva consegnata personalmente a un suo superiore che entrambi conoscevamo bene. Ritengo che la richiesta di Leonardi venne sottovalutata. Non voglio e non posso pensare altro. Abbiamo regalato la nostra vita allo Stato. Per cosa? Rischiare la vita, o perderla, non è servito a nulla. I brigatisti tengono lezioni nelle Università. Noi, invece, siamo additati come venduti ai politici scortati. Anche le vedove Leonardi e Ricci e gli altri familiari dei caduti in via Fani si dicono abbandonati dalle istituzioni. Almeno noi possiamo raccontare quanto c'è accaduto». (La Repubblica)
giovedì 28 febbraio 2008
Par condicio
I Gesuiti, la novità è il Pd La decisione del Pd di presentarsi da solo è la novità delle elezioni, afferma la rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica”. Questo, scrive padre Michele Simone, ha in un certo senso, “costretto” il centrodestra a formare anch'esso una lista unitaria. “Ma il nuovo panorama partitico, specie per quanto riguarda il centro sarà chiaro solo al momento del deposito ufficiale delle liste elettorali”. E la rivista della Congregazione si riserva di intervenire in una prossima puntata.
Silvio s’infortuna alla gamba
Check medico in una clinica romana per Silvio Berlusconi. Prima di incontrare i coordinatori regionali del Pdl a Montecitorio, il leader del centrodestra è stato visitato a Villa Stuart dal professor Pier Paolo Mariani (il chirurgo che operò Totti alla vigilia dei Mondiali del 2006) che, dopo una risonanza magnetica, gli ha applicato un leggero tutore alla gamba destra per un piccolo stiramento agli adduttori. Visibilmente zoppicante, Berlusconi ha rassicurato tutti sulle sue condizioni: «Sto bene, è solo uno stiramento».
Andreotti: «De Mita? Io lo avrei candidato»
«Io l’avrei candidato perché certamente il senso politico ce l’ha». Risponde così il senatore a vita Giulio Andreotti quando gli viene chiesto cosa ne pensi dell’esclusione di Ciriaco De Mita. Poi aggiunge: «Penso che ci sono persone validissime a 22 anni come anche a novanta, come ci sono degli imbecilli anche a vent’anni».
Bertinotti fa autocritica: Caruso, una scelta infelice
Dopo due anni Fausto Bertinotti fa mea culpa su Francesco Caruso: «Dal punto di vista dell’opportunità non è stata una mossa felice ma abbiamo rappresentato un modo di essere e un mondo». Poi il presidente della Camera aggiunge: «Quando Caruso ha sbagliato glielo abbiamo detto. È stata una convivenza leale, rivendico quella scelta di apertura».
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