Regione Campania - “Se il Consiglio regionale è giunto alla approvazione della legge di riforma delle comunità montane il merito è del gruppo di Sinistra Democratica che, nella discussione sulla finanziaria per il 2008, presentò un emendamento per la riforma delle Comunità Montane”. E’ quanto hanno affermato il presidente della Commissione Regionale Sanità e Sicurezza Sociale, Angelo Giusto, e il capogruppo di Sinistra Democratica, Tonino Scala. “Grazie al nostro lavoro e a quello compiuto dal Consiglio, oggi finalmente la Campania evita la brutta figura di non aver saputo provvedere alla legge di riforma e si presenta con una legge che difende la politica per la Montagna ed i Comuni montani e taglia fuori eccessi che in questi anni si erano consolidati nelle Comunità Montane” – hanno aggiunto Giusto e Scala. “Il nostro emendamento proponeva che delle Comunità Montane potessero far parte solo i Comuni montani come definiti dalla L. 991/1952 – hanno ricordato Giusto e Scala –, che il Consiglio Generale delle Comunità Montane fosse composto dall’ assemblea dei sindaci dei comuni facenti parte della Comunità Montana, e che la Giunta fosse composta da quattro a sei componenti”. La finanziaria dello Stato (244/2008) ha dettato precise disposizioni sulle Comunità Montane, infatti all’ art. 2 comma 17, ha assegnato sei mesi alla Regione per il riordino delle Comunità Montane, indicando anche il binario della Riforma: l’esclusione dei comuni costieri con popolazione inferiore a 20.000 abitanti; dei comuni non montani, interclusi e contigui, l’elezione di un solo componente per comune come delegato del Consiglio Generale della Comunità Montana” – hanno proseguito i due esponenti di Sinistra Democratica”: “su questo impianto abbiamo lavorato in questi mesi in Consiglio Regionale, spesso con il fiato sul collo, dei tanti rappresentanti di questi Enti che si opponevano alla riforma”. Per Giusto e Scala, dunque, la legge di riforma delle comunità montane presenta molteplici aspetti positivi: “la riduzione dei costi è fortissima – hanno spiegato - da 27 Comunità Montane a 21, fra Presidenti, Assessori e Consiglieri precedentemente erano 1458 rappresentanti che scendono a 271, i comuni scendono da 365 a 271. Le Giunte delle Comunità Montane debbono essere costituite da 2 assessori per Comunità Montana fino a 14 Comuni e da 4 assessori per Comunità Montana superiori a 14 Comuni”. “Siamo contenti di aver segnato come stella polare il senso di marcia, la scelta di rigore, il rilancio della politica per la montagna – hanno concluso Giusto e Scala - tutto questo ‘prosciugamento’ aiuterà le Comunità Montane a vivere ed esistere dopo che il Governo nazionale ha tagliato già nei fatti l’ 80% delle risorse per questi enti”.
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giovedì 2 ottobre 2008
“Grazie a SD abbiamo la riforma delle Comunità Montane"
Regione Campania - “Se il Consiglio regionale è giunto alla approvazione della legge di riforma delle comunità montane il merito è del gruppo di Sinistra Democratica che, nella discussione sulla finanziaria per il 2008, presentò un emendamento per la riforma delle Comunità Montane”. E’ quanto hanno affermato il presidente della Commissione Regionale Sanità e Sicurezza Sociale, Angelo Giusto, e il capogruppo di Sinistra Democratica, Tonino Scala. “Grazie al nostro lavoro e a quello compiuto dal Consiglio, oggi finalmente la Campania evita la brutta figura di non aver saputo provvedere alla legge di riforma e si presenta con una legge che difende la politica per la Montagna ed i Comuni montani e taglia fuori eccessi che in questi anni si erano consolidati nelle Comunità Montane” – hanno aggiunto Giusto e Scala. “Il nostro emendamento proponeva che delle Comunità Montane potessero far parte solo i Comuni montani come definiti dalla L. 991/1952 – hanno ricordato Giusto e Scala –, che il Consiglio Generale delle Comunità Montane fosse composto dall’ assemblea dei sindaci dei comuni facenti parte della Comunità Montana, e che la Giunta fosse composta da quattro a sei componenti”. La finanziaria dello Stato (244/2008) ha dettato precise disposizioni sulle Comunità Montane, infatti all’ art. 2 comma 17, ha assegnato sei mesi alla Regione per il riordino delle Comunità Montane, indicando anche il binario della Riforma: l’esclusione dei comuni costieri con popolazione inferiore a 20.000 abitanti; dei comuni non montani, interclusi e contigui, l’elezione di un solo componente per comune come delegato del Consiglio Generale della Comunità Montana” – hanno proseguito i due esponenti di Sinistra Democratica”: “su questo impianto abbiamo lavorato in questi mesi in Consiglio Regionale, spesso con il fiato sul collo, dei tanti rappresentanti di questi Enti che si opponevano alla riforma”. Per Giusto e Scala, dunque, la legge di riforma delle comunità montane presenta molteplici aspetti positivi: “la riduzione dei costi è fortissima – hanno spiegato - da 27 Comunità Montane a 21, fra Presidenti, Assessori e Consiglieri precedentemente erano 1458 rappresentanti che scendono a 271, i comuni scendono da 365 a 271. Le Giunte delle Comunità Montane debbono essere costituite da 2 assessori per Comunità Montana fino a 14 Comuni e da 4 assessori per Comunità Montana superiori a 14 Comuni”. “Siamo contenti di aver segnato come stella polare il senso di marcia, la scelta di rigore, il rilancio della politica per la montagna – hanno concluso Giusto e Scala - tutto questo ‘prosciugamento’ aiuterà le Comunità Montane a vivere ed esistere dopo che il Governo nazionale ha tagliato già nei fatti l’ 80% delle risorse per questi enti”.
lunedì 29 settembre 2008
«Affari e clientele le cause del crac»
Angelo Giusto, presidente della commissione Sanità: voci e indiscrezioni a parte che attendono conferme o smentite c’è poco da stare allegri? «Il pianeta sanità è stato trasformato in un formidabile generatore di affari e clientelismo. Rispetto a questi sintomi occorre una diagnosi e una terapia. Consapevoli di dover difendere con le unghie un bene prezioso, il più universale dei diritti, una Sanità pubblica e per tutti. Non sempre la salute delle persone è stata al centro delle politiche sanitarie. Spesso si è usata la sanità più per costruire consenso elettorale che per curare le persone». Questa logica cosa ha prodotto? «La proliferazione delle strutture, con 140 ospedali, di cui 72 pubblici, e un eccesso di primari, a volte senza posti letto. Non c’è stata alcuna logica di programmazione. Per questo vi è una provincia con meno di un milione di persone che ha saputo ”pretendere e costruire” ben 18 ospedali. Un ospedale di eccellenza come il Monaldi con circa 850 posti letto è dotato di circa 30 primari, mentre l’università con uguali posti letto ha circa 180 primari. Una regione da cui partono ogni anno almeno centomila persone per farsi curare fuori si presenta con un pessimo biglietto da visita». E intanto il pubblico non riesce a garantire neppure servizi essenziali. «Infatti si è consentito che dialisi e riabilitazione fossero appaltate quasi totalmente ai privati. In Campania vive oltre un milioni di ultrasessacinquenni ma non esiste una struttura dedicata in cui possono essere curati gli anziani. C’è un contesto all’interno del quale l’aspetto specificamente sanitario, quello finanziario e quello sociale si intrecciano, condizionandosi reciprocamente e determinando situazioni di fatto assai complesse». La terapia qual è? «Il bisogno di salute richiede processi di integrazione tra risorse, servizi, competenze sanitarie e competenze sociali. Gli ospedali devono essere propriamente adibiti alla cura delle fasi acute, i cittadini le cui affezioni non rientrano in questa fattispecie hanno bisogno di presidi territoriali all’interno dei quali i medici di medicina generale possano lavorare insieme ed essere affiancati da infermieri e operatori del sociale, dove si possa disporre di strutture per la diagnostica e di una rete informatica efficiente. Occorre potenziare le cure domiciliari, così come avviene nei paesi più evoluti». Il sistema delle Asl, così com’è, è ancora attuale? «Sarebbe auspicabile procedere finalmente all’accorpamento del territorio provinciale in una unica Azienda (per Napoli tre aziende: area urbana, Napoli est e Napoli ovest), lasciando le funzioni di elezione agli Ospedali di rilievo nazionale. L’Azienda territoriale potrebbe gestire in maniera centralizzata le prenotazioni e le liste d’attesa controllando l’offerta delle prestazioni e la loro appropriatezza, esaltando il ruolo dei medici di medicina generale anche al fine di meglio individuare il percorso terapeutico e prevenire l’uso eccessivo o non appropriato di prestazioni specialistiche e di attività diagnostica». È più pessimista o ottimista? «Non si tratta di essere nè pessimisti nè ottimisti. Dipende tutto dalla politica, dal coraggio delle scelte. È evidente che non si può reggere più un modello che produce più di mille miliardi di debito ogni anno. La spesa allegra, le nomine per incapaci, la disorganizzazione devono essere spazzate via». (p.mai. il Mattino)Sanità, ancora un buco nei conti già in rosso. La Campania rischia commissariamento
Nasce la Federazione dei Precari della Sanità Campania
mercoledì 18 giugno 2008
Precari assunti, il Governo ferma la Regione
Regione Campania- Il Consiglio dei ministri impugna, davanti alla Corte costituzionale, la legge regionale che disciplina la stabilizzazione del personale precario della Sanità. L'accesso alla dipendenza del personale non dirigente del Servizio sanitario nazionale è previsto dalla legge n. 296 del 27 dicembre del 2006 (Finanziaria del 2007) e della legge n. 244 del 24 dicembre del 2007 (Finanziaria del 2008). Il Consiglio regionale della Campania, tuttavia, avrebbe recepito in maniera difforme le leggi dello Stato allargando la stabilizzazione, anche ai dirigenti di I livello che lavorano in convenzione con Asl e ospedali. "Si tratta di circa 200 professionisti — spiega il presidente della Quinta commissione Sanità Angelo Giusto - tra guardie mediche, specialisti ambulatoriali, psicologi, biologi, chimici e farmacisti, da assumere a costo zero, visto che già lavorano a carico del bilancio delle strutture sanitarie con contratti in convenzione".Stop alla stabilizzazione dei precari? Questa volta il Governo ha torto
Velardi: mai più soldi all'equitazione
Napolionline - la citta vista da dentro - mercoledì 18 giugno 2008
martedì 6 novembre 2007
Nomine in Regione
Problemi in casa ex-Ds, che all’inizio della legislatura contava dieci consiglieri e che ora fa i conti con alcune importanti defezioni: Angelo Brancaccio è approdato all’Udeur; Angelo Giusto ha contribuito a fondare Sinistra Democratica e Ugo Carpinelli più volte si è dichiarato autonomo dal gruppo. Gli incarichi più rilevanti di pertinenza Ds sono stati: il capogruppo (Antonio Amato), l’ufficio di presidenza (Angelo Brancaccio) e le presidenze della commissione Sanità (Angelo Giusto), della commissione Cultura (Luisa Bossa) e dei Revisori dei conti (Michele Caiazzo). Tranne quella del capogruppo, è su queste posizioni che andrà attuata la rotazione prevista ad inizio consiliatura. I consiglieri Ds che finora non hanno coperto incarichi di rilievo sono tre: Pietro Ciarlo (eletto nel listino) e, in ordine di preferenze ottenute alle elezioni, Giuseppe Sarnataro e Giuseppe Russo diventato consigliere dopo la nomina di Andrea Cozzolino ad assessore. Se il consenso elettorale è un parametro per l’assegnazione degli incarichi è possibile fare qualche ipotesi: non è un mistero che Caiazzo aspiri alla presidenza della Commissione Sanità. E a Sarnataro potrebbe andare l’incarico nell’ufficio di presidenza. Resterebbero fuori così Amato e Bossa, per la quale però si parla di una candidatura alla segreteria provinciale del Pd.
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