Vico Equense - Esiste una figura, nei corridoi dei palazzi comunali, tanto enigmatica quanto discussa: l’assessore senza delega. È l’amministratore che siede in Giunta, partecipa al voto e percepisce l’indennità di funzione, ma i cui uffici di riferimento sono, di fatto, il nulla. Una presenza che solleva un interrogativo d’obbligo: si tratta di una scelta strategica di governo o di un semplice gioco di prestigio per tenere in piedi una coalizione vacillante? A Vico Equense, questo scenario ha raggiunto un picco paradossale. Con la revoca delle deleghe firmata dal sindaco Giuseppe Aiello lo scorso 13 febbraio, la Giunta si è trasformata, in blocco, in una squadra di "senza portafoglio". Tecnicamente l'esecutivo resta in sella, ma i suoi componenti sono stati spogliati di ogni competenza specifica su settori vitali come il Bilancio, Politiche sociali o l’Urbanistica. A questo punto, la domanda sorge spontanea: non sarebbe stato più lineare procedere con un rimpasto immediato? Il rimpasto è l’atto con cui la politica ammette una crisi e prova a risolverla rigenerando la squadra. Scegliere, invece, la strada della revoca delle deleghe sine die significa condannare la città a un limbo amministrativo. Un rimpasto avrebbe garantito alla comunità nuovi referenti operativi; il congelamento attuale, al contrario, mantiene intatti i costi della politica — poiché le indennità restano piene — senza assicurarne i benefici in termini di responsabilità diretta.



















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