La piazza di ieri non è stata solo una sfilata di cittadini, ma un monito civile a una politica sanitaria che da troppo tempo risponde con i tagli ai bisogni dei territori
Vico Equense - Di solito, le proteste che funzionano sono quelle che urlano. Si cerca il coro più alto, lo striscione più colorato, lo scontro verbale che buca lo schermo. Ieri, a Vico Equense, è successo l’esatto contrario. Il silenzio che ha avvolto la città non era assenza di argomenti, ma un’altissima forma di dignità collettiva. Le parole del sindaco Giuseppe Aiello e del presidente del comitato Michele Cannavacciuolo convergono su un punto fondamentale: la civiltà. In un’epoca di "pazzia collettiva", come l'ha definita Cannavacciuolo, Vico Equense ha scelto la strada della compostezza per denunciare una ferita aperta dal 2020. Il punto centrale è il diritto alla salute, che non può essere una variabile dipendente dai bilanci o dalle emergenze temporanee.
Lo smantellamento del presidio "De Luca e Rossano", iniziato sotto l'egida dell'urgenza pandemica, rischia di diventare una cicatrice permanente. Quando il Sindaco parla di un «impegno concreto per scongiurare uno smantellamento pianificato», solleva il velo su una realtà amara: la tendenza a centralizzare i servizi sanitari a discapito delle periferie e dei comuni costieri, dove la geografia stessa rende ogni minuto prezioso in caso di emergenza. La manifestazione di ieri non era diretta "contro" qualcuno, ma "per" qualcosa: per la sicurezza, per il futuro, per la normalità. Il ringraziamento corale alle Forze dell’Ordine non è un semplice atto di cortesia, ma la prova che quando una comunità è unita e consapevole dei propri diritti, non ha bisogno di alzare la voce per farsi valere. Tuttavia, ora il silenzio deve lasciare il posto alle risposte. Le istanze di una città che chiede solo ciò che le è stato tolto non possono finire nel dimenticatoio dei tavoli tecnici regionali. Il messaggio inviato da Vico Equense è arrivato «lontano», come auspicato da Aiello, ma la sua efficacia si misurerà non nei chilometri percorsi dal corteo, ma nei servizi che torneranno attivi tra le mura dell'ospedale. Vico Equense ha dimostrato di saper aspettare con civiltà, ma ha anche chiarito che la pazienza non è rassegnazione. Il silenzio di ieri è stato l'ultimo, educato avvertimento di un territorio che non accetta di essere considerato una "periferia della salute".

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