Vico Equense - Il grido d’allarme lanciato dalla consigliera regionale Michela Rostan (foto) non è solo l’ennesima dichiarazione politica, ma la fotografia di una ferita aperta nel tessuto sociale della Penisola Sorrentina. La richiesta di riaprire il Pronto Soccorso dell'ospedale "De Luca e Rossano" di Vico Equense tocca un nervo scoperto: il diritto alla salute sacrificato sull’altare di una gestione emergenziale che, da temporanea (legata alla pandemia), è diventata strutturale. La tesi della Rostan è supportata da una logica geografica inoppugnabile. Chiedere a 20.000 residenti vicani, a cui si sommano i flussi turistici e gli abitanti dei comuni limitrofi come Meta e Piano di Sorrento, di gravitare esclusivamente su Castellammare o Sorrento significa ignorare la morfologia di un territorio fragile. La Statale 145 "Sorrentina" non è una strada, è un imbuto: in caso di emergenza codice rosso, i minuti persi nel traffico tra i tunnel e i cantieri possono fare la differenza tra la vita e la morte. Il cuore del problema risiede nel "collasso programmato" dell’ospedale di Castellammare. Il San Leonardo è oggi una trincea: deve assorbire l’utenza stabiese, quella vesuviana, quella dei Monti Lattari e, appunto, quella della Penisola. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: reparti sovraffollati, barelle nei corridoi e un personale medico stremato che, spesso, diventa il bersaglio di una rabbia sociale ingiustificata ma alimentata dal disservizio. Decongestionare Castellammare non è solo un favore ai vicani, è l'unico modo per far respirare l'intero sistema sanitario dell'area Sud di Napoli.
La politica regionale spesso risponde sventolando il progetto del nuovo ospedale stabiese nell’area delle ex Terme. Un’opera necessaria, certo, ma con tempi di realizzazione che non possono rispondere all'urgenza dell'oggi. La sanità non può vivere di prospettive a lungo termine mentre i cittadini vedono sbarrate le porte di un presidio chiuso da cinque anni. La conversione del PS di Vico Equense in presidio Covid doveva essere una parentesi. Il fatto che, a distanza di anni, quella porta resti chiusa è il simbolo di una sanità che arretra lasciando scoperti i territori più complessi. Riaprire il Pronto Soccorso non è un "campanilismo" di Vico Equense: è una misura di sicurezza pubblica necessaria per garantire che il diritto alle cure non sia condizionato dal codice postale di residenza o dal traffico sulla statale. La politica regionale è chiamata a dare una risposta che non sia un rinvio: il tempo delle "more" e delle attese è scaduto.

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