Il sociologo Derrick de Kerckhove esplora il segreto della metropoli partenopea: una "rete neurale" a cielo aperto che anticipa il futuro dell'Intelligenza Artificiale "Se c'è una città al mondo in cui l'Intelligenza vive nelle strade, quella è Napoli"
Vico Equense - Non è la frase di un poeta innamorato del Golfo, ma la tesi scientifica di Derrick de Kerckhove (foto), uno dei massimi esperti mondiali di cultura digitale e direttore scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia. Secondo l'erede di Marshall McLuhan, Napoli non è solo una città d'arte o di storia, ma un vero e proprio modello di intelligenza connettiva. Mentre il mondo intero cerca di comprendere come gli algoritmi possano replicare il pensiero umano, Napoli mette in scena da secoli una forma di intelligenza collettiva e biologica che non ha eguali. Per de Kerckhove, la struttura dei vicoli, la densità dei rapporti sociali e la capacità dei napoletani di "arrangiarsi" (nel senso più nobile del termine: risolvere problemi complessi in tempo reale) rappresentano l'essenza stessa della rete. "Napoli è una città-rete che precede internet", spiega lo scienziato. Nelle sue strade, l'informazione non viaggia solo sui cavi della fibra ottica, ma attraverso gli sguardi, le parole e le interazioni costanti. È un’intelligenza che non sta nei libri, ma nel movimento, nella capacità di adattamento e nella creatività diffusa che trasforma ogni ostacolo in un'opportunità. L'intuizione più provocatoria di de Kerckhove riguarda proprio l'Intelligenza Artificiale. Secondo lo studioso, l'IA moderna cerca di imitare esattamente quella velocità di connessione e quella capacità di sintesi che i napoletani esercitano quotidianamente nel caos creativo della loro città. Se l'IA è un sistema di nodi che comunicano tra loro per generare soluzioni, Napoli è il suo corrispettivo umano più evoluto. Il legame tra de Kerckhove e la Campania non è solo accademico. Lo scienziato ha recentemente scelto di stabilirsi a Vico Equense, diventando cittadino italiano. Una scelta che conferma la sua convinzione: l'innovazione del futuro non nascerà nei laboratori asettici della Silicon Valley, ma in quei luoghi dove la cultura, l'umanità e la tecnologia riescono ancora a dialogare nelle piazze. Napoli, dunque, non è il passato da conservare, ma il software di un futuro più umano, dove l'intelligenza torna a essere ciò che è sempre stata: un bene comune che si respira camminando per strada.

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