Dal manifesto di guerra al disimpegno in sole 48 ore: il giallo politico che scuote Fratelli d’Italia
Vico Equense - Perché il coordinatore di un partito firma un manifesto di resistenza e, appena quarantotto ore dopo, rassegna le dimissioni? È l’interrogativo che in tanti si stanno ponendo. La cronaca degli ultimi due giorni restituisce un cortocircuito comunicativo che merita un’analisi fredda, perché tra le righe dei comunicati si legge una verità ben più fragile di quella ufficiale. Il primo atto è un documento corale, muscolare, quasi bellicoso. Andrea Balestrieri, nella pienezza del suo ruolo di Coordinatore Cittadino, mette la firma su un atto d’accusa durissimo contro l’Amministrazione Aiello. Insieme ai consiglieri Russo e Starace, rivendica il peso di 1498 voti e denuncia lo "sfratto" subìto con l’azzeramento della Giunta. In quel momento, Balestrieri è l’uomo della sintesi: parla a nome di un gruppo unito, promette lealtà agli elettori e annuncia il passaggio all’opposizione. È l’immagine del comandante che serra i ranghi per guidare la risalita dai banchi della minoranza. Passano solo due giorni e lo scenario si ribalta. Con una lettera dai toni quasi malinconici, lo stesso Balestrieri annuncia il suo addio irrevocabile. Ed è qui che scatta l’incongruenza: com’è possibile dichiarare guerra politica al Sindaco in nome di un progetto comune il lunedì sera, per poi lasciare quel medesimo esercito senza guida il giovedì mattina? Se nel primo documento l’unità del partito era il valore sacro da difendere contro i "tradimenti" della coalizione, nella lettera di dimissioni Balestrieri sembra parlare solo a se stesso. Descrive un ruolo "svuotato di senso" e una realtà politica "incomprensibile". Ma una domanda sorge spontanea: quella realtà non era altrettanto incomprensibile quarantotto ore prima, quando firmava il manifesto di rottura? L’incongruenza è stridente. Firmando il primo atto, Balestrieri si era assunto la responsabilità morale di traghettare Fratelli d’Italia verso una nuova fase. Dimettendosi subito dopo, ha di fatto sconfessato la sua stessa capacità di coordinamento proprio nel momento del bisogno.
Il sospetto è che il primo comunicato sia stato l’ultimo, disperato tentativo di "salvare il salvabile" e che, una volta incassato il colpo definitivo, il coordinatore abbia preferito il disimpegno personale alla fatica di ricostruire un’opposizione credibile. Oggi i 1498 cittadini che hanno scelto Fratelli d’Italia si trovano con due consiglieri che promettono battaglia, ma senza il coordinatore che quella battaglia l’aveva appena proclamata. La "coerenza" invocata da Balestrieri nella sua lettera d’addio suona come una nota stonata: la vera coerenza avrebbe imposto di restare al timone durante la tempesta, non di abbandonare la nave un attimo dopo aver dichiarato l’inizio delle ostilità. Vico Equense osserva e aspetta di capire chi raccoglierà i cocci di un partito che, in soli due giorni, è passato dal ruggito della piazza al silenzio della resa.

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