Vico Equense - È robusto, è sano, ha radici profonde e una storia lunga oltre un secolo. Eppure, il destino del maestoso pino del Pezzolo è appeso a un filo, o meglio, a un calcolo economico. Nonostante gli agronomi ne certifichino la resistenza a venti fino a 100 km/h, l’ombra dell'abbattimento incombe su quello che la Soprintendenza definisce un "elemento strutturante del paesaggio costiero". La vicenda rasenta l’assurdo: la proprietà ne chiede l'eliminazione non per una malattia della pianta, ma per ciò che potrebbe accadere nell'eventualità di venti estremi (Scala Beaufort 11), a causa della fragilità della scarpata sottostante. Una scarpata che, per inciso, un’ordinanza comunale (la n. 321/2025) impone di mettere in sicurezza già da sette mesi. Il nodo della questione sembra essere puramente economico: intervenire sulla scarpata costerebbe circa 10.000 euro. Abbattere l’albero, invece, è la via più breve e meno costosa per eliminare il "problema", sacrificando un monumento naturale per evitare un investimento sulla sicurezza del territorio. Contro questa logica del sacrificio si è schierato compatto il WWF della Penisola Sorrentina, che ha già ottenuto un primo importante successo: il Comune ha inviato alla Regione Campania la scheda per il riconoscimento del vincolo monumentale. Anche la Soprintendenza è stata perentoria: quel pino non è solo un albero, ma un pezzo di storia. Con la sua posizione dominante e la sua vetustà, concorre alla configurazione storicizzata dell'assetto paesaggistico che tutto il mondo ammira. A dar man forte alla battaglia ambientalista ci sono i pareri tecnici: un agronomo e un geologo, consultati dal WWF, hanno confermato che il pino si può salvare. Esiste una soluzione che permetterebbe di proteggere sia l’incolumità pubblica che il patrimonio verde, ma richiede la volontà di applicare le regole. "Salvare capra e cavoli" è possibile: basterebbe che la proprietà ottemperasse all'ordinanza comunale di messa in sicurezza della scarpata. Perché allora tanta fretta di abbattere? Dietro la pioggia di diffide e carte bollate si nasconde una pressione fortissima che ignora il valore ecologico e identitario della pianta. Il Comune esprime la volontà di vederlo ancora in piedi, i tecnici dicono che è possibile, la cittadinanza osserva con fiato sospeso. La resilienza del pino, per ora, resiste ai venti della burocrazia, ma la battaglia per la sua sopravvivenza è tutt'altro che conclusa.

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