Vico Equense - Esiste un tempo per la politica e un tempo per la burocrazia, ma a Vico Equense sembra essersi fermato l’orologio della democrazia. La cronaca dei fatti è impietosa: l’11 aprile scorso l’opposizione depositava una richiesta formale al Presidente del Consiglio, Andrea Buonocore, per portare in aula una discussione urgente: la revoca della delibera di Giunta n. 20 del 4 febbraio 2026. Da allora è calato il sipario. È trascorso un mese e, stando alle previsioni, ne passerà un altro prima che l’aula venga convocata. Il quesito non è più tecnico, ma di principio: è ammissibile che una richiesta di confronto rimanga chiusa in un cassetto per sessanta giorni? C’è una sottile violenza istituzionale nel far passare il messaggio che “non c’è fretta” quando si tratta di discutere scelte amministrative di peso. Se la Giunta corre nel produrre delibere, il Consiglio non può camminare a passo d’uomo. Questa asimmetria temporale alimenta il distacco tra cittadini e istituzioni: un Palazzo che non risponde ai propri eletti è un Palazzo che si sta chiudendo in se stesso. In questo scenario, gli occhi sono puntati su Andrea Buonocore. Il Presidente del Consiglio ha il compito istituzionale di garantire i diritti dell’aula, non di assecondare i tempi comodi dell’esecutivo. Consentire un silenzio di otto settimane solleva dubbi sulla reale volontà di permettere un dibattito franco. Il rischio è palese: quando il Consiglio verrà finalmente convocato, la politica sarà già stata superata dai fatti compiuti, rendendo ogni discussione un inutile esercizio di retorica. Ma se il silenzio della maggioranza è una scelta di potere prevedibile per evitare i riflettori, ciò che stupisce è il clima che si respira tra i banchi dell'opposizione.
La difesa della sede consiliare richiederebbe un vigore diverso. Davanti a un’ostruzione così palese, i cittadini si aspetterebbero "le barricate": proteste formali al Prefetto, denunce pubbliche quotidiane, una pressione costante. Invece, il rischio è che anche la minoranza finisca per scivolare nella trappola della burocrazia, accettando passivamente i tempi dettati da chi ha interesse a far calare il sipario. La democrazia non si esercita solo con le carte bollate, ma con la capacità di imporre il dibattito quando il Palazzo prova a soffocarlo. Se passa il principio che il Consiglio può essere posticipato sine die senza che nessuno alzi davvero la voce, il ruolo del consigliere comunale diventa puramente decorativo. Il tempo delle diplomazie da corridoio è scaduto. Vico Equense non ha bisogno di un Consiglio "concesso" per gentilezza, ma di una classe politica — tutta — che si ricordi che l’aula è un obbligo verso la cittadinanza. La democrazia ha bisogno di scadenze certe, non di attese infinite.

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