martedì 13 novembre 2012

Perché Renzi

Matteo Renzi
Fonte: Leo Annunziata da qdrmagazine.it 

E dunque, Renzi. Perché ai nuovi e gravi problemi della società italiana o corrispondono uomini e donne nuove o si muore di formule politiciste. Le stesse che sono tramontate con le elezioni siciliane: un governo di minoranza legittimato dalla metà degli isolani e delegittimato dall'altra metà. Perché non è più il tempo del compromesso storico. La marxiana divisione del lavoro tra cattolici e comunisti conviene lasciarsela alle spalle; il PD o si emancipa dalla sua stessa storia o non intercetta le speranze, le passioni, i desiderata delle nuove generazioni. C'è poco da fare: il secolo breve è terminato. Toccava farci i conti allora; non fu così ma certamente non possiamo attardarci ora. Che i testimoni di allora si dedichino alla nobile arte della memoria lasciando ai giovani non cooptati il compito di governare. Perché il rigurgito di antipolitica che invade lo stomaco della nazione ha cause precise e nomi e cognomi che l'hanno alimentato con il loro comportamento. E allora giriamo pagina. Perché il berlusconismo si spegne per erosione non per contrasto. E, ferrea legge della dialettica, insieme al berlusconismo naufragano anche gli attori dell'antiberlusconismo. Perché il PD nasce a vocazione maggioritaria altrimenti la fusione DS-Margherita…ce la potevamo pure risparmiare. Perché ci sono uomini e donne che hanno avuto solo la tessera del PD e hanno creduto in un progetto. Perché questa cosa che i sindaci debbano amministrare mentre i rappresentanti al parlamento decidere la linea politica… è alquanto curiosa. Certo, tra limiti e senza limiti, ci sono amministratori che non disprezzano un minimo di riflessione politica e ritengono essere arrivato il momento, adesso, di esprimere contenuti e idee senza infingimenti o preoccupazioni correntizie.

Perché se s'infrange il bacino elettorale del centro-destra e si recuperano voti…quanto meno ci si aspetterebbe un grazie e non il classico processo inquisitorio. Inutile. Perché le primarie - giova rammentarlo - invitano i cittadini e le cittadine - non gli iscritti - a esprimersi su diverse proposte politiche. Perché qualcuno ha letto la Fenomenologia dello spirito e sa bene che metodi imposti rischiano di uccidere la carne viva dell'organismo…In questo caso: regolamenti farraginosi rischiano di evitare la partecipazione. Al che la domanda sembrerebbe spontanea: qualcuno teme la partecipazione? Perchè qui, al Sud, non chiediamo di entrare o uscire dall'agenda politica a secondo delle convenienze e delle mode. Perché qui ci sono tante persone perbene, nuove generazioni affamate di partecipazione e condivisione, che chiedono alla politica la banalità del bene: pubblicamente parlare della cosa pubblica. Perché questo, finalmente, è il tempo della speranza: e dunque Renzi.

Leo Annunziata. Sindaco di Poggiomarino, provincia di Napoli. Dottore di ricerca in filosofia e borsista all'Istituto italiano per gli Studi storici Benedetto Croce. E' membro dell'Assemblea nazionale del Pd.

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