domenica 20 settembre 2026

Il gozzo che si fece identità: il "Santa Rosa" riempie la sala consiliare e racconta l'anima di Sorrento

Presentato nel Palazzo Municipale il nuovo libro del giornalista Salvatore Dare. Più che la biografia di un’imbarcazione storica, l'opera è un viaggio corale tra memoria, passioni e rinascite della comunità sorrentina

Sorrento - Una barca ha riempito una sala. Ma, alla fine, a riempire quella sala è stata soprattutto Sorrento. C’è un filo invisibile ma indissolubile che lega la terra al mare, e la straordinaria partecipazione di pubblico alla presentazione di Santa Rosa. Storie di barche, uomini, tempeste e rinascite ne è stata la prova più tangibile. Il nuovo volume del giornalista Salvatore Dare, pubblicato da Franco Di Mauro Editore, ha trasformato la sala consiliare del Palazzo Municipale nel cuore pulsante della sorrentinità, richiamando una rappresentanza trasversale del mondo della cultura, del giornalismo, delle istituzioni e della società civile. Chi si aspettava la semplice cronistoria di uno scafo in legno è rimasto felicemente sorpreso. Il Santa Rosa – il celebre gozzo storico costruito nel 1951 dai maestri d’ascia del Cantiere Aprea di Marina Grande – è sì il protagonista indiscusso dell'opera, ma non il suo unico interprete. Nelle pagine di Dare, la barca diventa un pretesto narrativo, una chiave d'accesso per esplorare una storia molto più grande: quella di una comunità che si batte per la tutela del proprio patrimonio e della propria memoria. Il libro apre continuamente nuove porte.

 

C'è, ovviamente, l’epopea della marineria sorrentina, la tradizione intramontabile della vela latina, le regate e i trofei che hanno sancito il primato del Santa Rosa nella sua categoria. Ma c'è anche un racconto corale che conduce lontano dalle onde, capace di intrecciare documenti, fotografie, ricordi e vicende collettive. A restituire la dimensione umana del volume sono stati gli interventi dei relatori. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Corrado Fattorusso, l’arcivescovo della diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, monsignor Francesco Alfano, e don Carmine Giudici (autore della prefazione) hanno approfondito il valore morale e civile dell'opera. Guidato dal moderatore Giuseppe Damiano, il confronto ha riavvolto il nastro del tempo fino al 1998, l'anno della svolta. All'epoca, il Santa Rosa sembrava condannato alla demolizione. Fu allora che il coraggio e la visione di Giancarlo Antonetti, insieme alla moglie Rosaria Iaccarino, ai figli Giovanni (“Giò”) e Renato, e a un gruppo di amici fidati, cambiarono il destino della barca. Il gozzo fu recuperato e affidato per il restauro alle stesse mani sapienti del Cantiere Aprea che lo avevano plasmato quasi cinquant'anni prima. Da quel momento è iniziata una seconda vita: il Santa Rosa non era più solo un’imbarcazione da salvare, ma una storia da salvare. Nelle pagine del libro si rincorrono imprese straordinarie: dall'incredibile traversata oceanica a vela del 1992 sulla rotta di Colombo, fino al Palio Remiero nella Laguna di Venezia conquistato da Giò Antonetti. Ma si racconta anche l'impegno civile, come la battaglia per il libero accesso alla Villa Romana di Agrippa Postumo e le attività dell’associazione Asso Vel'a Tarchia, baluardo per la salvaguardia della memoria marittima locale. Tasselli apparentemente distanti che trovano una sintesi perfetta nel legame eterno tra l'uomo e il mare. «Anche dopo le mareggiate più difficili c’è sempre un modo per riprendere il largo: proprio come nella vita», ha sottolineato l'autore Salvatore Dare durante la serata, riassumendo l'essenza profonda di un'opera che parla di resilienza e riscatto. Il Santa Rosa appartiene alla famiglia Antonetti che lo ha strappato all'oblio, ma la sala consiliare gremita ha dimostrato che appartiene ormai al patrimonio identitario di tutta Sorrento. Perché quando una barca custodisce così tante storie, smette di essere solo legno e chiodi. Diventa memoria. Diventa identità. Diventa storia.

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