sabato 19 settembre 2026

Il "Luciferino" Conte e l’ingenuità del PD: l'affondo di De Luca contro il nuovo trasformismo

Salerno - Giuseppe Conte si muove sulla scena politica con un’abilità quasi "luciferina", capace di resettare il passato e ricostruirsi una verginità politica immacolata. È questa la dura accusa lanciata dall'ex Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che mette nel mirino non solo il leader del Movimento 5 Stelle, ma anche i vertici del Partito Democratico, colpevoli a suo dire di avergli offerto un palcoscenico d'oro durante l'ultima stagione delle Feste dell'Unità. Secondo De Luca, l'Italia si conferma un Paese dalla memoria cortissima. Con una spregiudicatezza che un tempo veniva definita senza mezzi termini "trasformismo", Conte sarebbe riuscito a far dimenticare le tappe più controverse della sua parabola di governo. Tra queste spiccano la prima alleanza con la Lega di Matteo Salvini, con la conseguente firma dei decreti sicurezza, e le misure che hanno pesato drammaticamente sulle finanze pubbliche, come il Superbonus – pur approvato all'epoca da un'ampia maggioranza – e la fallimentare stagione dei navigator. Nonostante questo bagaglio, il leader del M5S attraversa oggi le piazze del centrosinistra presentandosi come il nuovo riferimento progressista. Un'operazione di restyling resa possibile, attacca l'ex Governatore, dalla totale approssimazione politica dei dirigenti organizzativi del PD, che lo hanno invitato come ospite d'onore nei principali eventi di partito, inclusa la Festa Nazionale, offrendogli il teatro per le sue esibizioni.


Il punto di rottura ideale riguarda le regole d'ingaggio per la scelta del candidato Premier della coalizione. Conte ha recentemente contestato la regola non scritta, tipica delle democrazie occidentali, secondo cui il leader del partito maggiore della coalizione debba essere il candidato alla guida del governo, bollandola come una pericolosa logica egemonica. Per De Luca si tratta di un'affermazione ridicola e di un’offesa diretta agli elettori, poiché il partito che prende più voti raccoglie semplicemente il consenso di cittadini che esprimono liberamente il proprio pensiero, senza alcuna vocazione all'egemonismo. La soluzione alternativa proposta da Conte – vertici a porte chiuse e "caminetti" in stile vecchio Pentapartito per trovare un accordo sui nomi – viene bocciata come una palude da cui è impossibile uscire. Il Governatore stigmatizza inoltre il silenzio dei vertici del Nazareno, colpevoli di non aver replicato con la dovuta fermezza a quella che definisce una grossa stupidaggine. A chi evoca precedenti storici come la presidenza del Consiglio di Bettino Craxi negli anni '80, leader di un PSI numericamente inferiore alla Democrazia Cristiana, De Luca risponde ristabilendo le distanze storiche. Craxi non si presentò blindato dentro una coalizione preventiva, ma andò al voto e impose la sua leadership solo successivamente, con un peso politico e una chiarezza d'intenti di un'altra caratura.Se queste sono le premesse teoriche e strategiche del moderno centrosinistra, la conclusione del Presidente campano è un monito amaro: il Paese e gli elettori progressisti devono prepararsi a lunghi mesi di sofferenza e di chiacchiere al vento.

Nessun commento: